DALLA SIBERIA ALL'OCEANO ARTICO

"Nessun animale in natura distrugge il proprio habitat, l'Uomo lo sta facendo": la denuncia di Gregoretti e Lanzaretti

Oltre cento gradi di escursione termica per un viaggio che punta a documentare la crisi climatica ed sensibilizzare le coscienze su di un tema "scottante".

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Si chiama “Siberia 105°” uno dei primi progetti estremi del 2022: stiamo parlando della spedizione di Stefano Gregoretti e Dino Lanzaretti che sta entrando nel vivo proprio in questi giorni. Ultrarunner e avventuriero il primo, viaggiatore e sognatore il secondo, i due uniscono le forze (è il caso di dirlo) per raccontare la crisi climatica a modo loro e soprattutto per mezzo di un progetto unico nel suo genere: in bici attraverso la Siberia invernale e poi in SUP fino all’Oceano Artico, quando l’estate “trasfigura” letteralmente i luoghi più freddi del Pianeta.

“Il nostro scopo è quello di raccontare in prima persona lo sconvolgimento climatico di queste aree del pianeta che passano dalle temperature più basse al caldo più insensato. Vogliamo essere i testimoni oculari del cambiamento nelle vite delle persone che in queste regione vivono e raccontare la nostra avventura al limite della sopravvivenza”.

I due moderni esploratori hanno raggiunto la Siberia nei primi giorni del nuovo anno e stanno proprio in queste ore dando i primi colpi di pedale  alla loro esplorazione invernale. Se saranno veloci impiegheranno un mese per compiere il tragitto in programma. Gli imprevisti però - quando si viaggia a queste temperature - sono sempre dietro l'angolo. 

“Siamo convinti che il surriscaldamento climatico degli ultimi decenni abbia un colpevole: noi! Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita o causeremo danni irreversibili all’ecosistema e alle generazioni che verranno. Sostituire il capitalismo è un’utopia troppo ben accertata, l’unica nostra speranza è l’avvento di una coscienza comune che possa persuadere ogni essere umano a fare la propria parte”.

Da questa consapevolezza - che li accomuna - nasce “Siberia 105°”, l’ambizioso progetto di Stefano e Dino che unisce sport, esplorazione, viaggio e comunicazione per sensibilizzare sul tema della crisi climatica. Un problema che riguarda tutti noi e che oggi occupa un posto di primo piano nei tavoli di dialogo che ogni anno vedono protagoniste le grandi potenze economiche mondiali.

Per questa ragione i "nostri" hanno scelto di mettersi in gioco e andare lì, dove l’escursione termica tra inverno ed estate supera i cento gradi centigradi, creando danni irreversibili all’ecosistema. Sono addirittura centocinque 105 i centigradi di escursione termica che hanno trasformato una delle località più fredde del pianeta nell’inerte spettatrice di colossali incendi che stanno intaccando il millenario permafrost che si sta sciogliendo. Questo processo determina la liberazione nell’aria di grandi quantità di gas serra immagazzinate nel sottosuolo, che vanno a sommarsi al biossido di carbonio prodotto dalla combustione della torba che abbonda in queste aree.

“Vogliamo dare il nostro contributo di esploratori per toccare con mano le mutazioni che il clima sta avendo sotto i colpi delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. L’aumento dei gas serra sta innalzando le temperature soprattutto nelle zone più fredde del pianeta, facendo registrare medie altissime in zone che prima erano famose per essere i luoghi più freddi del pianeta. Sconvolgente è il caso di Verkhoyansk, la località siberiana che l’estate scorsa ha toccato i 38 gradi centigradi e che d’inverno può raggiungere i 67 sottozero! L’immediata conseguenza sono stati roghi con fronti vastissimi che hanno letteralmente incenerito nove milioni di ettari di taiga. Non è sufficiente ripulirci la coscienza dicendo che fra dieci anni la vegetazione ricrescerà e si riprenderà tutti i gas rilasciati. Quelli che vengono dal suolo contribuiranno inesorabilmente ad innalzare le temperature di queste terre innescando un circolo vizioso che le incendierà ogni estate sempre di più”.

Ecco allora che lo sport, l’esplorazione, il viaggio e la passione di Stefano e Dino assumono un valore diverso, al servizio della comunicazione per diffondere un messaggio più ampio. Per mostrare, attraverso i loro occhi - attraverso quella che per molti è un’impresa - ciò che sta accadendo in queste terre e che, nonostante le distanze geografiche, ci riguarda da vicino. 

Sarà possibile seguire la spedizione grazie agli aggiornamenti sui canali social dei due esploratori italiani. Il viaggio sarà diviso in due fasi: una invernale e una estiva. La prima,già in pieno svolgimento, vedrà i nostri raggiungere la regione siberiana, nel mondo del freddo estremo, a temperature che possono scendere sotto i -60 gradi centigradi. Con queste condizioni i due proveranno a compiere in bicicletta ed in totale autonomia i 1200 chilometri che separano Ojmjakon da Verchojansk, i due villaggi che si contendono il record come centro abitato più freddo al mondo. Nel corso della prossima estate poi Stefano e Dino scenderanno dalla bici per montare sul SUP, acronimo che sta per Stand Up Paddle, la tavola sulla quale - in posizione eretta - ci si sposta in acqua utilizzando una pagaia in acqua. Per proseguire in questa modalità il loro viaggio da Verchojansk, remando lungo i 750 chilometri del fiume Yena fino a raggiungere l’Oceano Artico. Anche in questo caso si muoveranno in totale autonomia, grazie a degli speciali mezzi da spedizione. Un’avventura incredibile solo a pensarla, ma unica per raccontare le foreste che potremmo perdere per sempre.

“Solo la convinzione che ognuno di noi può contribuire ad arginare l’inesorabile aumento delle temperature semplicemente modificando alcune delle proprie abitudini, basterebbe per invertire il corso degli eventi. Se ognuno si sentisse parte della Natura e non un’entità ‘altra’ che ne abusa senza ritegno, saremmo in grado di comprendere che le nostre scelte quotidiane determinano il futuro degli oceani, la salvaguardia delle foreste in fiamme, le carestie nelle aree sempre più aride e le guerre che verranno. Nessun animale in natura distruggerebbe il proprio habitat, la nostra specie lo sta facendo, ma siamo assolutamente sicuri che non se ne stia rendendo conto.”

Stefano Gregoretti e Dino Lanzaretti

STEFANO GREGORETTI

Agronomo, atleta, ultrarunner, Gregoretti è un esploratore innamorato dei puntini “bianchi” sulle mappe. Un endurance athlete, che percorre distanze molto lunghe utilizzando solo la propulsione del suo corpo, in bici, di corsa, trainando una slitta, nelle terre più inesplorate del pianeta. Compie spedizioni da record dalle terre gelate dell’Artico alle distese torride di deserti. Con un passato da Ironman, Stefano ha vinto la Gobi March Ultra di Racing The Planet e la Yukon Arctic sulle due distanze(maratona e 100 miglia), piazzanosi al secondo posto nella Grand to Grand Ultra tra Utah ed Arizona. Ha attraversato di corsa il Deserto di Atacama, la Patagonia dall’Atlantico al Pacifico Patagonia e dal Sudafrica all’Angola il deserto del Namib. In diverse spedizioni sia di corsa che in bicicletta, le terre gelide dell’Artico canadese in pieno inverno. Stanco mai? Solo se ci sono scale da fare e di fianco c’è un ascensore!

www.stefanogregoretti.com

DINO LANZARETTI

Ha esordito come alpinista in varie spedizioni tra l’Himalaya e le Ande per poi scegliere la bicicletta come espressione definitiva per conoscere il mondo. Ha attraversato quattro continenti fino a quando il semplice andare in bici si è trasformato nell’ambizione di pedalare là dove mai nessuno era stato prima, aprendo così un nuovo mondo di esplorazione ed avventure estreme. Attualmente ha attraversato 67 paesi in sella alla sua bicicletta in più di tre lustri di viaggi non convenzionali. Dino è stato l’ultimo uomo ad entrare in Tibet ed a pedalarlo tutto ed il primo ad aver attraversato la Siberia in pieno inverno con temperature oltre i -55 gradi centigradi.

www.dinolanzaretti.it

 

 

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