ATLETICA

Fiorini guarda al futuro senza voltarsi indietro con nuovi obiettivi da affrontare uno alla volta

Intervista esclusiva alla nuova regina della marcia italiana, campionessa europea e primatista del mondo sulla nuova distanza dei 42,195 km tipici della maratona

di Ferdinando Savarese
12 Ott 2026 - 11:51
 © Getty Images

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Sofia Fiorini è il nuovo volto della marcia italiana, una giovane atleta di soli 22 anni capace di conquistare la scena internazionale in pochissimi mesi dall'inizio dell'anno, portandosi nel corso della stagione ai vertici assoluti della specialità grazie soprattutto al titolo europeo conquistato a Birmingham in agosto, dominando con il record del mondo la nuova distanza della maratona, ma anche sempre sui 42,195 km ottenendo in aprile a Brasilia l'argento nei mondiali a squadre.

Nata a Bibbiena in provincia di Arezzo, il 19 agosto 2004, la svolta della sua carriera è avvenuta poco più di un anno fa con il trasferimento a Milano, città che ha sempre molto amato, dove ha iniziato ad allenarsi con l'ex marciatore Alessandro Gandellini, ma ha pure cominciato un percorso universitario per lei molto importante presso la facoltà di economia e management della Bocconi.

La sua passione per Milano ha sempre compreso pure quella per la sua squadra calcistica del cuore da quando era bambina, l'Inter, e proprio il 16 settembre scorso ha avuto la grande soddisfazione di essere festeggiata per i suoi successi in mezzo al campo del Meazza prima dell'inizio della partita Inter Udinese, con il presidente Giuseppe Marotta che le ha consegnato la maglia ufficiale del club con la scritta 'Sofia' dietro.

Una grande campionessa sportiva, capace anche di donare la propria immagine per avvenimenti a scopo sociale quale "The Walking Stano" l’ormai classico appuntamento organizzato dal campione olimpico Massimo Stano, quest'anno sabato 10 ottobre a Modugno in provincia di Bari, per raccogliere contributi destinati alla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica - ETS e contribuire a migliorare la qualità della vita di chi è affetto da questa patologia genetica.

© Walking Stano organizzatori

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Sofia, sei reduce dalla partecipazione a The Walking Stano. Quali emozioni hai provato?

"È stata davvero una bellissima esperienza. Quando Massimo mi ha invitata non ho esitato un attimo ad accettare, perché credo sia molto bello poter mettere i valori dello sport al servizio di una causa così importante. È stata una giornata di festa e di grande partecipazione, che ha saputo unire tutta la comunità. Non mi aspettavo di vedere così tante persone, di tutte le età e generazioni, ritrovarsi insieme per uno scopo comune. Credo che giornate come questa dimostrino quanto lo sport possa andare oltre la semplice competizione, e diventare un’occasione di incontro, condivisione e solidarietà, capace di unire le persone e contribuire a raggiungere risultati importanti anche dal punto di vista umano."

Facciamo un salto indietro a fine gennaio. Nei campionati italiani di maratona di marcia, a fine gennaio sotto una pioggia battente, hai dominato sorprendendo tutti. Hai capito subito dopo il traguardo che quella sarebbe stata la svolta della tua carriera?

"Adesso che siamo arrivati a fine stagione, ho avuto modo di riordinare un po’ i pensieri e ripercorrere le tappe fondamentali che mi hanno portata alla Sofia di oggi. Probabilmente sul momento non avevo compreso fino in fondo l’importanza della gara di Acquaviva, che è stata la mia prima maratona. Ripensandoci oggi, considerando le condizioni difficili tra vento, pioggia e il fatto di aver affrontato praticamente tutta la gara in solitaria, mi rendo conto di quanto fosse importante il risultato che ero riuscita a ottenere. Credo che quella gara abbia rappresentato un primo vero punto di svolta della mia stagione, dandomi la consapevolezza che il lavoro svolto fino a quel momento stava andando nella direzione giusta. È stato l’inizio di un percorso che, passo dopo passo, mi ha portata fino a Birmingham."

Tra quel successo bagnato in Puglia e l’oro europeo sono passati meno di 8 mesi, con tanti grandi risultati tra cui su tutti l'argento sempre in maratona nei Mondiali a squadre di Brasilia. Come si gestisce a livello mentale il passaggio da sorpresa a favorita, quale certamente eri a Birmingham?

"In questi mesi sono sempre rimasta concentrata sul lavoro da fare, consapevole di essere ancora in una fase importante di costruzione del mio percorso. Ho continuato a vivere un po’ nella mia bolla, senza sentire particolarmente il peso delle aspettative esterne. Anche a Birmingham sapevo che c’erano delle aspettative nei miei confronti, ma personalmente non mi sentivo davvero la favorita. Era il mio primo Europeo assoluto e, soprattutto, la maratona di marcia era una specialità appena introdotta, nella quale molte atlete già affermate sulla 35 km non si erano ancora cimentate. Per questo, nonostante i risultati ottenuti nei mesi precedenti, sentivo che c’erano ancora tante incognite. Probabilmente quindi dall’esterno potevo essere considerata una delle favorite, ma io ho vissuto quella gara con grande libertà, rimanendo concentrata su me stessa e su quello che dovevo fare. Credo che il vero cambiamento, anche nella percezione delle aspettative, stia arrivando soltanto adesso, dopo Birmingham."

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A Birmingham hai fatto una prestazione straordinaria, con anche il primato del mondo marciando per oltre tre ore, e alla fine avevi il sorriso sulle labbra, dicendo di esserti molto divertita. Come si allena il cervello a non spegnersi dopo ore a ritmi da record?

"Credo che sia un allenamento che parte dal lavoro di tutti i giorni. La maratona si affronta già nei mesi che precedono la gara, durante i quali bisogna prepararsi non soltanto fisicamente, ma anche mentalmente a sostenere uno sforzo di oltre tre ore. Personalmente cerco di curare molto entrambi questi aspetti, per arrivare al giorno della competizione pronta ad affrontare la distanza con la giusta consapevolezza. È un approccio che mi ha accompagnata in tutte e tre le maratone disputate quest’anno e che mi ha permesso di gestire la fatica senza subirne troppo il peso. Quando gareggio cerco soprattutto di concentrarmi sulla prestazione e sull’esprimere al meglio tutto il lavoro fatto, senza lasciarmi condizionare dal numero di chilometri ancora da percorrere o dalle tante ore in cui devo mantenere un gesto tecnico efficiente. Credo che sia proprio questo atteggiamento ad avermi permesso di vivere le mie maratone con tanta serenità e, soprattutto a Birmingham, anche divertendomi."

La marcia è storicamente una delle fucine di medaglie e leggende più ricche dell'atletica italiana. Sentire oggi il tuo nome accostato ai grandi interpreti azzurri di questa disciplina, è più un peso di responsabilità o un'enorme carica d'orgoglio?

"Sicuramente è un enorme motivo di orgoglio, ma soprattutto una grande motivazione. Essere accostata ai grandi campioni che hanno fatto la storia della marcia italiana è un onore e uno stimolo che voglio portarmi dietro anche nei momenti più difficili, quando sarà importante ricordarmi il percorso fatto e i risultati che sono riuscita a raggiungere. Allo stesso tempo, continuo a guardare ai grandi interpreti di questa disciplina come fonte di ispirazione. La marcia ha una tradizione straordinaria nel nostro Paese e credo che anche il movimento italiano, con i suoi campioni e la sua storia, abbia avuto un ruolo importante nel mio percorso di crescita. Per questo sento soprattutto l’orgoglio di poter contribuire, nel mio piccolo, a portare avanti questa tradizione."

La svolta nella tua preparazione è stata, poco più di un anno fa, il trasferimento a Milano per allenarti sotto la guida di Alessandro Gandellini, anche se al tempo stesso ti sei iscritta al corso di laurea in economia e management della Bocconi. Quando hai deciso di lasciare la tua città di nascita, è stato preminente nella tua scelta l'aspetto sportivo o quello universitario?

"Direi che è stato un mix di entrambe le cose, ma anche una scelta personale. Fin da piccola ho sempre avuto un debole per Milano in quanto venivo spesso con la mia famiglia, sia per visitare la città sia, soprattutto, per andare allo stadio a vedere l’Inter. Ho sempre sognato che un giorno avrei potuto trasferirmi qui. Terminati gli studi superiori, ho colto la palla al balzo e ho deciso di proseguire il mio percorso universitario a Milano. Allo stesso tempo, ho avuto la fortuna di trovare il gruppo di allenamento di Alessandro Gandellini, che ha rappresentato una grande novità per me. Fino a quel momento avevo sempre vissuto la marcia come uno sport piuttosto solitario. Il mio allenatore viveva a Livorno, a circa tre ore di distanza, e riuscivamo a vederci soltanto occasionalmente, più o meno una volta a settimana. A Milano, invece, per la prima volta ho avuto la possibilità di allenarmi quotidianamente in gruppo e di avere tutto ciò di cui avevo bisogno nello stesso posto. Sono riuscita a unire università, sport e passioni personali in un’unica città. È stato l’inizio di una nuova fase della mia vita, sia come atleta sia come persona."

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Fino a pochi mesi fa eri una giovane promessa al lavoro lontano dai riflettori, oggi sei un punto di riferimento per l'atletica italiana e internazionale, ricercata da stampa, tifosi e hai anche avuto la soddisfazione di ricevere in mezzo al prato vedere del Meazza l'applauso di decine di migliaia di tifosi delle tua Inter. Come stai vivendo questa improvvisa popolarità e come fai a restare con i piedi ben piantati a terra?

"Personalmente mi sento sempre la stessa Sofia di prima. Sicuramente è cambiato il modo in cui le persone mi vedono e l’attenzione che c’è intorno a me, e questo non può che farmi piacere. Allo stesso tempo, però, non è qualcosa che mi distrae dalla concentrazione e dagli obiettivi che voglio raggiungere. Quest’anno ho fatto il mio primo vero ingresso nel mondo dell’atletica assoluta, partecipando per la prima volta a manifestazioni importanti come i Mondiali a squadre e gli Europei. È stato un inizio straordinario, che mi ha dato tantissima fiducia nei miei mezzi, ma sono consapevole che rappresenta soltanto il primo passo di un percorso ancora lungo. Adesso inizia forse la parte più difficile, quella della maturazione e della crescita, in cui ogni piccolo dettaglio potrà fare la differenza. So quanto lavoro e quanto impegno siano stati necessari per arrivare fin qui e sono consapevole che, per raggiungere i prossimi obiettivi, servirà uno sforzo ancora maggiore. Ma oggi ho ancora più fiducia nei miei mezzi, sono determinata a continuare a crescere e non vedo l’ora di iniziare la preparazione per la prossima stagione."

Ci saranno delle novità nella tua preparazione per il 2027, magari con periodi di allenamento passati in altura, o preferisci in ogni caso rimanere ad allenarti sempre nel contesto che ti permette di seguire anche i tuoi studi?

"Abbiamo già iniziato a ragionare sulla programmazione della prossima stagione, che sarà particolarmente lunga, con gli Europei a squadre di marcia a maggio e soprattutto i Mondiali di Pechino a settembre. Sicuramente prevediamo un periodo di allenamento in altura durante l’estate, in preparazione ai Mondiali di settembre, anche per sfuggire al caldo dei mesi estivi. Stiamo valutando anche la possibilità di inserire un raduno invernale, ma per il momento è ancora tutto da definire. L’idea rimane comunque quella di mantenere Milano come base principale, perché qui ho trovato un ambiente che mi permette di allenarmi con tranquillità e serenità, quasi come se entrassi in una bolla, riuscendo allo stesso tempo a conciliare gli impegni sportivi con quelli universitari. Ho tutto a disposizione, il campo Pino Dordoni a Sesto San Giovanni, il Parco Nord di Milano, la palestra e tutti i luoghi in cui ormai sono abituata ad allenarmi quotidianamente. Per questo vorremmo organizzare i raduni soprattutto nei momenti in cui possono darci qualcosa in più, sia dal punto di vista della preparazione sia della concentrazione, in vista degli appuntamenti più importanti."

Campionessa europea e primatista del mondo sui 42,195 km, hai dimostrato di trovarti perfettamente a tuo agio anche su distanze brevissime quali i 5.000 metri, ma soprattutto nella mezza maratona, quei 21,097 km che saranno l'unica prova olimpica della marcia nelle Olimpiadi 2028. Per l'anno prossimo, in cui ci saranno i Mondiali di Pechino, su quale distanza pensi di puntare?

Per il momento non abbiamo ancora deciso su quale distanza gareggerò ai Mondiali di Pechino. Ho già ottenuto il minimo di qualificazione sia per la mezza maratona che per la maratona, quindi abbiamo la possibilità di valutare entrambe le opzioni con calma. Adesso però siamo concentrati soprattutto sul primo grande appuntamento della stagione, gli Europei a squadre di marcia del 16 maggio, ai quali vogliamo arrivare nelle migliori condizioni possibili. Anche in questo caso stiamo ancora valutando su quale distanza gareggiare, anche se al momento siamo leggermente più orientati verso la mezza maratona. Per quanto riguarda Pechino, prenderemo una decisione dopo gli Europei a squadre, quando avremo qualche settimana per ragionare sulla programmazione e scegliere la soluzione migliore. Non nego che mi stuzzichi anche l’idea di poter gareggiare su entrambe le distanze, calendario permettendo, ma per ora è soltanto un’ipotesi. Preferisco concentrarmi su un obiettivo alla volta e, in questo momento, tutti i nostri pensieri sono rivolti agli Europei a squadre."

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