Mondiali 2026, Svizzera: Freuler è l'anima ma per il colpo di genio serve Manzambi
Ndoye fa tutto benissimo meno le conclusioni verso la porta, come succedeva ai tempi del Bologna: ottimo attaccante ma non goleador
di Enzo PalladiniÈ una rivelazione, ma fino a un certo punto. Da tempo si parla di Johan Manzambi come di un potenziale campione. Nella prima partita era entrato con l’atteggiamento sbagliato non aveva inciso, contro la Bosnia il suo ingresso è letteralmente devastante. Sblocca il risultato alla prima giocata, poi chiude il discorso con il gol del 3-0 prima del 3-1 segnato dalla Bosnia e del 4-1 svizzero su rigore.
L’abbiamo conosciuto nel Bologna ed era proprio così, Dan Ndoye: mai stato un vero goleador. Bravo in tutto il resto: veloce, resistente, intelligente nei movimenti. Le conclusioni spesso sono da dimenticare. Eppure, il CT Yakin crede molto in lui e organizza il gioco andando a cercare più spesso lui che il centravanti Embolo. Nei primi venti minuti, tre potenziali occasioni da gol capitano sui suoi piedi, una può essere definita clamorosa. Certo, se avesse anche un tiro preciso, oggi giocherebbe nel Manchester City o nel Chelsea anziché nel Nottingham Forest e il Bologna l’avrebbe venduto per 80 milioni anziché per 42. Nel secondo tempo i tentativi di Ndoye raddoppiano, addirittura lo si vede esibire in una rovesciata da fenomeno, vanificata da una parata del portiere bosniaco e dalla posizione di fuorigioco. Poi esce, senza gol.
Dopo tanti attacchi senza sbocco, la Svizzera poteva passare solo con un atto di coraggio o di incoscienza. Così Yakin ha messo in campo il più giovane di tutti, Johan Manzambi. Gli bastano pochi secondi per portare in vantaggio la sua squadra. La prima palla toccata è quella che fa partire l’azione, la seconda, pochi secondi dopo, è quella che scaraventa alle spalle del portiere bosniaco al volo, approfittando di un rinvio troppo corto della difesa. Se dopo la prima partita si era beccato le critiche indirette del suo capitano, questa gara contro la Bosnia porta nitidissima la sua firma, sottolineata ulteriormente con il gol del 3-0, quando ormai la Bosnia aveva mollato.
La Svizzera vive nel mito del capitano Granit Xhaka, ma la vera anima del centrocampo è sicuramente Remo Freuler. Esattamente come è successo in tutte le squadre per le quali ha giocato. Se Xhaka incanta per l’eleganza dei movimenti che giustifica il numero 10 sulle spalle, Freuler ci mette tutta la sostanza di cui è capace. Ogni tanto va anche al tiro, come succede alla metà esatta del primo tempo, sfiorando di poco il bersaglio. Ma soprattutto è lui a cucire il gioco per cercare di aggirare una difesa bosniaca formata da addirittura sei giocatori, soprattutto con i cambi di gioco.