Italia, orgoglio e dignità calcistica dietro le lacrime

Conte lascia al suo successore un patrimonio importante, una traccia da seguire

di Pepe Ferrario, nostro inviato a Bordeaux

Conte, foto Lapresse

Ci sono le lacrime. Poi l'orgoglio. E dietro c'è finalmente una traccia, ben visibile. Da continuare a seguire anche senza chi l'ha prima pensata e creata e poi percorsa fino a quei maledetti rigori di ieri sera. L'Italia esce a testa alta da questo Europeo. Un'italia che battuto i campioni in carica e ha normalizzato quelli che, oltre al tetto del Mondo, ora puntano da favoriti assoluti a conquistare anche quello continentale.

Ma se la Spagna aveva denunciato qualche punto debole, qualche crepa in un impianto ormai datato, la Germania no: la Germania ha tutto, ha fisicità, tecnica, organizzazione. E una qualità immensa. Eppure questa Italia, decimata a centrocampo, l'ha imbrigliata e spaventata. Ognuno col suo stile ma nessuno superiore all'avversario.

Sul crinale dei rigori la lacrime hanno poi preso il sapore amaro della sconfitta dopo aver assaporato il dolce dell'ennesima beffa rifilata ai tedeschi. Così purtroppo non è stato. Ora qualcuno lascerà, qualcun altro invece si è rilanciato, con Ventura arriveranno certamente volti nuovi: ma l'Italia, uscita con le ossa rotte dalla debacle brasiliana, sa di aver riconquistato la sua piena dignità calcistica. Lo deve a uomini come Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, l'anima forte di questo gruppo, così come ai vari Parolo, Giaccherini, Florenzi, Eder o Pellè. Lo deve in realtà a tutti i 23, nessuno escluso, di questa spedizione francese che ci ha restituito giocatori di grandissima prospettiva che si erano smarriti come De Sciglio o campioni troppo presto dati sul viale del tramonto come De Rossi.

Ma quella piena dignità calcistica di cui oggi la Nazionale si è riappropriata ce l'ha restituita innanzitutto Antonio Conte, capace di far innamorare nuovamente della maglia azzurra un Paese di per sé sempre molto scettico. Lo ha fatto con la semplicità del lavoro e la serietà dell'impegno. Un patrimonio lasciato ora al suo successore a cui ha indirettamente augurato di essere un po' meno solo nel cammino che lo attende. Ultima puntura di spillo in coda a un addio già annunciato che forse - ha lasciato intendere Conte - si poteva evitare. Forse...

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