VERSO ITALIA-SVIZZERA

Italia, Jorginho: "Non perdiamo umiltà, Barella somiglia molto a Kanté"

Il regista azzurro in conferenza stampa: "Svizzera squadra molto organizzata. Faccio un grande in bocca al lupo a Eriksen"

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Jorginho guarda già avanti dopo lo splendido avvio di Europeo della Nazionale italiana e lo fa provando a rimanere con i piedi per terra in vista del secondo match, in programma mercoledì sera all'Olimpico contro la Svizzera: "Vincere è bello e dobbiamo essere felici - ha detto il regista azzurro - Bisogna sempre festeggiare le vittorie, ma personalmente non ho visto niente di eccessivo. Questa squadra non perderà mai l'umiltà e la fame. La Svizzera? Un'ottima squadra, organizzata e con lo stesso tecnico da anni. Dobbiamo stare attenti ai loro meccanismi consolidati. Hanno giocatori esperti e che hanno fatto due o tre competizioni insieme".

Getty Images

Inevitabile tornare sulla vicenda Eriksen e sulla reazione dei suoi compagni di nazionale dopo il malore improvviso: "Noi siamo sempre al centro dello spettacolo, ma il calcio va oltre. La passione dei tifosi, il lavoro dietro le quinte di chi ci aiuta tanto, di quello non si parla molto. Il calcio è bello anche per questo, non solo per quello che avviene in campo. Quello che è successo ieri è stato veramente forte. L'ho sentito molto. In quel momento pensavo ai compagni, ai tifosi, a sua moglie che stava lì. A nome di tutti noi, faccio un grande in bocca al lupo a Eriksen e alla sua famiglia. Gli dico di essere forte".

Poi il discorso è tornato sull'Italia, sull'importanza del gruppo e sull'apparente assenza di gerarchie assolute: "Tutti hanno imparato la filosofia, quello che vuole il mister è nelle nostre teste. Tutti hanno le caratteristiche per giocare in questa filosofia di calcio, che è più importante di chi gioca. Noi vogliamo la palla, trovare gli spazi e andare avanti. Chi va in campo cerca di farlo con questo atteggiamento".

Jorginho ha parlato molto anche di sé, della vittoria della Champions League e del suo ruolo nella Nazionale: "Vincere in Europa è stato veramente molto bello. È difficile trovare parole per descriverlo. Devi vivere quelle emozioni per capirle. Ora vorrei sentire quelle emozioni con la Nazionale. Questo gruppo somiglia al Chelsea: è meraviglioso, abbiamo tanta fame, tanta voglia di dimostrare, dai più esperti ai più giovani. Se mi sento il leader della squadra? Sono un ragazzo e un giocatore che cerca di aiutare tutti. Ci sono tanti grandi giocatori qui, con grande personalità. Quello di Chiellini, di Bonucci, di Insigne, di Verratti, di Immobile, di Donnarumma. Tutti possiamo aggiungere qualcosa e aiutare la squadra".

A proposito di somiglianze, ce n'è una molto particolare di cui ha discusso in conferenza, quella tra N'Golo Kanté e Nicolò Barella: "Si somigliano come caratteristiche: hanno potenza fisica, corrono per tutti, per 120 minuti, coprono tanto il campo. Devo dire che mi danno una grossa mano nel recuperare palloni. Credo che Nico somigli molto a Kanté".

L'ex Verona e Napoli si è soffermato anche sul suo percorso e sui suoi modelli: "Il merito è di tutti quelli che ho incontrato. Di tutti gli allenatori, dalla Berretti, quando sono arrivato in Italia, alla C2, poi Mandorlini, Benitez, Sarri... Ho sempre cercato di imparare da tutti. Da piccolo guardavo Ronaldo, Ronaldinho, Kakà. A 13 anni ho incontrato un allenatore che mi ha messo davanti alla difesa. Lì o iniziato a guardare più a Pirlo e Xavi. Guardandoli giocare mi sono ispirato a loro: sono loro i miei modelli nel mio ruolo".

Infine una riflessione sugli infortuni: "Ci sono tantissime partite, una dietro l'altra. Fai fatica anche ad allenarti. Avendo tante sfide così ravvicinate non puoi far altro che recuperare e giocare. Tanti infortuni arrivano da quello. Verratti? Spero di riaverlo presto, può darci tantissimo come qualità e personalità. Non vediamo l'ora di riaverlo perché può aiutarci molto".

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