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Sampdoria, l’ottava sorella dimenticata degli anni Novanta

I Novanta della Sampdoria saranno stati pure poveri di successi rispetto agli Ottanta, ma sono da rivalutare per il ritmo da montagne russe e i giocatori  che ci sono saliti su

05 Mar 2021 - 08:16

Gli anni Novanta della Sampdoria iniziano un po’ in ritardo, e di colpo, al minuto 112 della finale di Coppa Campioni contro il Barcellona, il 20 maggio 1992, quando la punizione di Koeman apre una breccia nella barricata blucerchiata e la squadra-famiglia che Paolo Mantovani aveva messo insieme con cura e parsimonia – e del resto: Scudetto storico nel 1991, Coppa delle Coppe nel 1990 – perde e termina lì il proprio ciclo. C opione annunciato nei giorni dopo: Vujadin Boskov passa alla Roma di Ciarrapico, un pilastro di cemento armato come Gianluca Vialli diventa centravanti della Juventus, l’icona Cerezo torna in Brasile e l’altro mediano, Pari, va a Napoli. Resiste Mancini, rimangono l’ala stacanovista Lombardo, il portiere Pagliuca, i centrali Vierchowod e Mannini, ma la rosa dopo anni è da inventare. Solo che, stavolta, a guidare la rifondazione è soprattutto Enrico, il figlio dell’allora presidente che erediterà la società già nell’ottobre 1993, alla scomparsa del padre.

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