Roberto Donadoni, 16 agosto 2006: sconfitto 2-0 dalla Croazia in amichevole © Getty Images
"Dobbiamo puntare su Romano perché è un ragazzo di ottima prospettiva. Cosa ci aspettavamo da un ventenne? Non può essere lui il salvatore della patria": Roberto Donadoni, pluricampione da giocatore con il Milan ed ex ct della nazionale italiana, prende le difese del centrocampista azzurro dopo la debacle azzurra di Italia-Belgio nel corso di un'intervista alla Gazzetta dello Sport.
La prova del talento del Cagliari, al suo debutto da titolare con la maglia dell'Italia, non è stata positiva, tutt'altro. Nell'azione del gol del vantaggio dei diavoli rossi pesa molto il suo passaggio orizzontale sbagliato, un episodio che ha condizionato non solo la partita ma anche la prestazione generale di Romano. Nonostante ciò Donadoni, che ha potuto saggiare le doti del ragazzo da vicino quando allenava lo Spezia, è convinto tuttora che bisogna dare fiducia a giovani come lui che hanno "la testa sulle spalle e indubbie qualità".
E allora perché al debutto con la Nazionale non è riuscito ad affermarsi? L'ex tecnico azzurro spiega come Romano "in pochi mesi sia passato dalla B alla Nazionale, realtà neppure paragonabili. Ai giovani va dato il tempo di metabolizzare il cambio di livello". E aggiunge: "Cosa ci aspettavamo da un ventenne?". Secondo Donadoni la scelta di Mancini di schierarlo dal primo minuto contro il Belgio non è stata un errore: "Romano è disponibile, ha voglia di allenarsi e di dimostrare il suo valore. La base di partenza è ottima e su uno così bisogna costruire". Allo stesso tempo, per l'ex Milan, sarebbe "sbagliato pensare possa essere il salvatore della patria o che i giovani crescano di colpo, così si commettono gli stessi errori del passato".
Il monito è di seguire l'esempio estero. "Altrove i talenti li fanno giocare, ma li aspettano - dice Donadoni - E non parlo solo dell’allenatore, ma di tutto il movimento che circonda la nazionale. Tutti, anche le società, i tifosi e l’opinione pubblica, devono contribuire". Ed è proprio sulle squadre di club che l'ex ct dell'Italia avverte: "Bisogna avere coraggio di investire su chi esce dal loro vivaio. Fino all’Under 21 abbiamo ragazzi di talento e non capisco perché dopo si debbano perdere. Come succede altrove, vanno fatti maturare in campo".