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Quel che resta di Mario Mandzukic

Una lettera per l'attaccante croato, ma non è d'addio

di LUCA MOMBLANO
Quel che resta di Mario Mandzukic

Questa non è una lettera d’addio. È unicamente uno scritto consapevole di ciò che si è fatto insieme, utile soprattutto in quei momenti nei quali quasi ci si dimentica l’uno dell’altro, delle parole e delle avventure, delle emozioni, delle litigate che hai fatto per noi e quelle che noi abbiamo fatto per te. Uno scritto per Mario Mandzukic, bianconero per quel lasso di tempo che è andato dall’immediato gelo del dopo-Tevez fino alla fascia da capitano della Juventus. Il momento più alto quest’ultimo - simbolico fin che si vuole - alla pari con la rovesciata di un altro momento controverso com’è stata la bisbetica notte di Cardiff.

Quattro anni e quattro scudetti per un attaccante giudicato sui gol quando i gol ciclicamente non arrivavano ed elogiato perché ha saputo fare le cose che un attaccante di solito non sa fare. Il consuntivo di Mario Mandzukic non va relegato a ciò che resta del croato che dopo il Triplete con il Bayern è stato capace di provare a mettere sulle proprie spalle non soltanto l’assalto alla Champions League, ma anche l’assalto al Mondiale. Perché ciò che resta nel tifoso bianconero, che ha raggiunto il massimo dell’adrenalina estiva possibile un anno fa con lo sbarco di CR7 e ha poi trascorso 40 giorni a devastarsi tra vecchio e nuovo allenatore, è poco o niente. Mandzukic è sul mercato ed è assodato, è naturale, è il passato prima ancora che sia davvero il passato. Mandzukic è l’antitesi al calcio della Terra Promessa infine attraverso Maurizio Sarri, Mandzukic è stato Allegri e viceversa, anche quando Allegri gli ha negato la partita dell’anno cercando forse di provare a tenersi la Juve mandando un disperato messaggio alla Juve. Troppe cose a sfavore. Anche l’età, che non è marginale. Il suo carattere, però è, va sostituito dalla somma di almeno due dei prossimi titolari dell’indice della Vecchia Signora.

Troppe cose, ma anche tante cose che un giorno torneranno quando si parlerà di Mario Mandzukic. Odiosi i suoi limiti, insopportabili soprattutto se nel 2019 non fai la risalita del campo come le squadre di Jurgen Klopp. Spassosi i suoi siparietti, perché Mandzukic alla Juve si è costruito un personaggio che è stato sempre e solo immagine di campo. Non una mezza parola fuori, non il gossip e nemmeno le interviste del dopo partita di una delle tantissime partite decise da una delle sue reti in RE minore. Ogni juventino dovrebbe comunque tenersene una nel cuore, e se ci si rende conto che poi per ognuno si tratta di un gol diverso (chi scrive sceglie il momentaneo 1-1 in casa del City di Pellegrini) allora ci si rende conto che serve alzarsi in piedi ancora una volta come quelli che frequentano lo Stadium hanno fatto tante volte senza neanche accorgersene. E non solo per i recuperi difensivi. La deriva dei luoghi comuni lasciamoli a noi giornalisti.