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Il primo vero mercato di Paratici: le necessità e gli orpelli per una nuova Champions

I bianconeri tra obblighi e aggiustamenti: così dovrà essere la Juve futura

di LUCA MOMBLANO
Il primo vero mercato di Paratici: le necessità e gli orpelli per una nuova Champions

Alla Juventus il rompete le righe non esiste se non quando è davvero finita. Dopo lo scudetto numero otto e la testa al numero nove, c’è soltanto più facoltà di lavorar leggeri di testa e di gambe. Dopo l’Inter c’è il derby e poi un ulteriore step: spazio progressivo a chi è stato castigato nel minutaggio e/o sacrificato sull’altare di una causa più grande che in Europa è andata come è andata. Quindi la squadra continua a fare la squadra, anche perché ci sarà il trofeo da ritirarsi di fronte ai tifosi: una seconda festa, quando avremo capito molto di più su cosa sta elaborando Fabio Paratici nel suo primo vero mercato in prima linea (per lo meno mediaticamente).

Perché il calciomercato è ormai iniziato, perché nella dimensione della Juventus ritornata stabilmente in Champions League dall’estate del 2012 “il mercato è 365 giorni l’anno, dobbiamo adeguarci” come ammise uno dei massimi dirigenti durante la seconda cavalcata di Antonio Conte. E il calciomercato Juve che ha in testa Paratici è soltanto in parte condizionato dalla guida tecnica, d’altronde ci sono necessità primarie, rifiniture secondarie e i cosiddetti orpelli. Di nomi se ne leggono tanti, se ne sentono ancora di più e se ne trovano pochi ma buoni. Per esempio De Ligt che rientrava nelle necessità primarie se non fosse che andrà in Spagna, allora la Juventus cosa fa? Andrà su un difensore più pronto, oggi più forte o comunque ancora più rodato, difficile pensare diversamente: ce ne sono 7/8 al mondo, un paio inavvicinabili, un paio affascinanti, un paio in Italia.

Altra necessità primaria è compensare la qualità in mezzo al campo, Ramsey più qualcos’altro che nel livello assoluto verrà determinato dal destino di Miralem Pjanic, che da due anni è il calciatore bianconero con il maggiore mercato internazionale. Primario probabilmente arrivare a una punta d’appoggio - esterna fin che c’è Dybala - che abbia i gol stagionali che oggi insieme hanno Cuadrado, Bernardeschi e Douglas Costa. Tra le rifiniture secondarie ci finisce il cosiddetto centravanti. Perché Kean è una discriminante ancora tutta da valutare, ma strategicamente non di poco conto. E poi perché ci sono allenatori che sarebbero in grado di prolungare di quattro anni la carriera del robot Ronaldo proprio pensandolo come centravanti moderno, ma qui finiamo sul terreno del “gioco”, ovvero di come si “gioca” e dopo ciò che si è visto sulla tv satellitare di questi tempi è meglio evitare.

Altra rifinitura forse sul fianco sinistro (mentre Allegri pare parli di lato destro, e la differenza è abissale): né Alex Sandro né Spinazzola sono oggi sicuri al 100% della loro permanenza in bianconero. Qui può incidere il gusto e il progetto nella testa dell’allenatore, e Paratici quindi parrebbe avere meno fretta, anche perché sul mercato c’è poco e quel poco è stato individuato da tempo e non fa accapponare la pelle.

Quindi, in conclusione, gli orpelli. Il quarto o quinto centrale (Rugani al quinto anno di Juve da ultimo centrale meriterebbe un termine nuovo sulla Treccani), il vice Ronaldo (che fa impressione solo a scriverlo, come concetto) e una mezzapunta se partiranno due tra i sudamericani. Ma storicamente la Juventus ha un rapporto controverso con le mezzepunte: fatelo questo gioco, scrivetemelo su Twitter il podio delle mezzepunte della storia della Vecchia Signora. Così, magari, individuiamo insieme il nome segreto dell’estate 2019.

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