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Gli juventini con il fiato sospeso sono tanti, milioni di milioni

Da qualche parte lo juventino che ha il chiodo fisso della Champions, e che non è Andrea Agnelli, vuole ricominciare

di LUCA MOMBLANO
Gli juventini con il fiato sospeso sono tanti, milioni di milioni

Da qualche parte lo juventino che ha il chiodo fisso della Champions, e che non è Andrea Agnelli, vuole ricominciare. E vuole ricominciare in fretta. Se non riesce ancora a ricominciare a pensarci, a prepararla, ad affrontarla mentalmente, nonostante vanti Cristiano Ronaldo in squadra, allora qualcosa rispetto a dieci mesi fa è radicalmente cambiato. Lasciando da parte la semplificazione di coloro che hanno ritenuto che un uomo solo, modificato di contesto, potesse vincere la coppa da solo (nel nuovo millennio verrebbe da spendere la classica eccezione che conferma la non regola: Didier Drogba con il Chelsea, che però non aveva modificato il contesto intorno a sé), ecco allora che il fiato sospeso del tifoso sulla vicenda allenatore 2019/20 assume un suo senso, per quanto venga strumentalizzato pretestuosamente come se su Massimiliano Allegri il dibattito cadesse realmente sul personale.

La sensazione più netta racchiude due verità, una più sociale e una più calcistica. Ci si riferisce alla prospettiva del supporter: la prima si chiama paura, che è paura che sia sempre la volta di un altro. Ce l’ha fatta l’Inter, il Grande Milan senza difesa, Cristiano in serie altrove, Luis Enrique ovvero Messi ma è pur sempre di Luis Enrique, e adesso forse Messi (magari replicando Drogba in quanto ai modi, anche se il Barcellona è squadra orchestrale anche nei suoi momenti peggiori). Tutto questo proprio nell’anno in cui noi insieme al più grande antagonista dell’asso argentino ci proponevamo come principale competitor insieme all’esordio concetto rappresentato dal City di un Guardiola che ha bisogno di un’aria più prepotente intorno a sé per tornare sulla vetta d’Europa. Pensate se ce l’avesse fatta Buffon a Parigi, anzi non pensatelo più tanto lo avevate sicuramente pensato.

La seconda verità che deduco è che il tifoso voglia e in qualche modo pretenda un treno calcistico che lo esalti un po’ per spirito di emulazione e un po’ perché il sentirsi forte si deve sentire ma a un certo punto si deve anche vedere. Ricette o non ricette, entertainment o non entertainment, “1-0 al novantesimo con fuorigioco non segnalato dal VAR e godo il doppio” oppure “segno subito tanto tu non tiri mai”, lo scatto sotto il profilo della produzione offensiva e della capacità di generare situazioni è lo scatto che basterebbe. A patto che lo stesso tifoso sia pronto a cambiare anche lui: più internazionale la Juve significa anche più internazionale il folklore intorno al mondo Juve. Oggi non è semplice dire chi sia più resistente al cambiamento, ma un’idea ce l’ho e non risiede alla Continassa, per lo meno fin che Nedved e Paratici non si trasformano in Zanetti e Marotta.