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Cosa avrebbe voluto Allegri...

Se con Agnelli avessero parlato di qualcosa

di LUCA MOMBLANO
Cosa avrebbe voluto Allegri...

Magari tornare indietro non serve, ma ci sono casi eccezionali. La separazione tra la Juventus e Massimiliano Allegri è effettivamente qualcosa di eccezionale, e il racconto del weekend lo ha espresso con sfaccettature senza precedenti tanto più per un mondo come quello della Juventus, sempre sommariamente descritto come algido e cinico, anaffettivo e più vicino a una fabbrica che a una famiglia. Per chi non lo avesse inteso, il lato agnelliano di Andrea - il lato personalizzato - della vicenda ha da tempo aggiornato la Vecchia Signora anche in questo. Soltanto che a volte si vede anche fuori, e la maggioranza di quelle volte (giustamente) no.

Non hanno parlato di niente in quelle riunioni, se lo lascia scappare con una punta di amarezza Allegri in conferenza stampa post Juve-Atalanta 1-1 e soprattutto post celebrazione al centro del campo. E’ stata la notte di Andrea Barzagli, perché in fondo Max si era preso tutta la vetrina del sabato: mai un allenatore fu congedato con presenza societaria congiunta di fronte ai media, raramente un allenatore della Juventus è stato cambiato dopo aver conquistato un titolo. Accade a Allegri nella commozione generale perché 5 anni nel calcio moderno sono un'era geologica. Accadde a Dino Zoff nel 1990 dopo una Coppa Uefa e una Coppa Italia. Per evitare pericolosi parallelismi, la Juve sappia che non deve andare a caccia della rivoluzione (ricordate Maifredi? Non so, in qualche modo Sarri pronti e via me lo ricorderebbe, non senza una certa adolescenziale paura). Eppure, appunto, non hanno parlato di niente. Anche se Allegri dice il vero quando sostiene che lui un piano in testa, per la Juve 9.0, ce l’aveva davvero.

In cosa consisteva questo piano? I corridoi dello Stadium ci consegnano questa seria ipotesi, con o senza purghe, ma comunque d’intervento massiccio sull’organico: Romagnoli e Manolas in difesa, Rakitic e Pogba a centrocampo, Chiesa e Icardi in attacco. La concessione di Max apriva a una seconda possibilità per il giocatore ai suoi occhi più controverso, Joao Cancelo. Forse anche un centrocampista se Pjanic non avesse tutta questa voglia di cambiare. Però, per la Juve, il problema era ormai altrove: il filo del gomitolo calcistico si era attorcigliato troppo negli ultimi due anni. In più, un calciomercato a saldo -100 quest’anno non è contemplato. Ecco perché la rosa è "difficilmente migliorabile" (cit.). Ecco perché la scelta è cambiare due/tre pezzi della titolare vendendo bene, ed ecco anche perché la soluzione migliore secondo il club è provare a guardare a questi calciatori da una prospettiva nuova per un nuovo e definitivo modello Juve anche in Europa.

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