L'OPINIONE

Ciao Serie A, arrivederci all'anno prossimo: ha ragione Tommasi

Dimentichiamoci questa stagione calcistica e ripartiamo quando riavremo ciò che il virus ci ha tolto: la normalità

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Alla fine la considerazione più saggia, più cruda, più dura da digerire per noi appassionati di calcio l’ha fatta lui, Damiano Tommasi: “Prepariamoci all’eventualità che i campionati di calcio vengano decretati chiusi”. L’ha detto proprio il Presidente dell'AIC, cioè chi ha tutti gli interessi perché la giostra riparta il prima possibile tutelando gli ingaggi dei propri assistiti davanti a decurtazioni e possibili spalmature. In un periodo dove l’insicurezza è all’ordine del minuto, abbiamo una certezza. Passeranno mesi prima che tutto torni come prima.

L’ipotetica roadmap della ripartenza civile è stata disegnata da alcuni quotidiani: dopo Pasqua, se ci saranno miglioramenti, potranno aprire alcune attività (cartolerie, librerie, negozi di abbigliamento). Più avanti toccherà a ristoranti e bar con mille precauzioni, all’ultimo si darà il via libera ai luoghi di forte socializzazione come scuole, palestre, discoteche e stadi. Quando sarà possibile quest’ultimo passo è difficile ipotizzarlo oggi, ma proviamo a sbilanciarci. Non sarà prima di giugno/luglio.

Questo è il punto: vogliamo tutti che prima o poi tutto torni alla normalità. E per normalità pensiamo di risalire sul treno della vita che conoscevamo prima del 21 febbraio. All’inizio non sarà così: mascherini, guanti e distanze di sicurezza diventeranno nostri compagni di avventura. Ma quando il calcio ripartirà lo vogliamo vicino a quello che ci ricordiamo. Con giocatori in campo senza mascherine, con il pubblico seduto in tribuna. Con l’agonismo e il tifo, l’esaltazione e la sofferenza.

Quindi, ben venga la ripresa delle attività quando sarà possibile: ma riagganciamoci all’orologio del calendario calcistico. Usiamo l’estate per preparazioni, ritiri e amichevoli. Prepariamoci per partire con il campionato 2020/21 a metà agosto. Dimentichiamoci di questa stagione, cancelliamola come stanno facendo altre federazioni, rugby in testa. E ripartiamo con calma, ritrovando quasi intatto quello che abbiamo perso, quello che il maledetto virus ci ha tolto: senza ansie, senza patemi.

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