INDYCAR AL VIA IN TEXAS

Scott Dixon apre la Indycar in Texas: battuto il Team Penske

Scott Dixon e il Ganassi Racing una spanna sopra la concorrenza nella Texas 300 corsa in notturna e senza pubblico

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Ha dato il via in Texas alla sua ventesima stagione consecutiva nella Indycar, ma Scott Dixon sembra proprio non avere la minima intenzione di smettere. Tantomeno di abbandonare quei "winning ways" che il neozelandese del Ganassi Racing ha confermato nella Genesys 300 che ha appunto aperto - con quasi tre mesi di ritardo sul programma originale - un campionato che avrà il suo clou ad agosto con la 500 Miglia di Indianapolis.  

Successo del Ganassi Racing oppure sconfitta del Team Penske?

La verità sta come sempre nel mezzo, o meglio nell'assetto, ai limiti della perfezione, della Dallara-Honda numero nove guidata da Scott Dixon lungo i 200 giri della Genesys 300. Il neozelandese, già cinque volte campione Indycar, ha strappato un posto in prima fila nelle qualifiche, fase centrale di un weekend tutto concentrato nell'arco di una decina di ore: prove libere all'ora di pranzo, qualifiche appunto a metà pomeriggio, gara in prime time, strettamente televisivo, visto che l'emergenza sanitaria impone al momento di correre ... a porte chiuse.

Scattato appunto a fianco del poleman Josef Newgarden, vincitore in Texas nel 2019 e campione in carica, Dixon ha in pratica lasciato al pilota del Team Penske solo i primi 32 giri, chiudendo poi al comando 157 dei successivi 168 ma soprattutto ... l'ultimo. Non è stata comunque una cavalcata solitaria, quella di Dixon che, nella fase centrale della gara, ha dovuto lottare con il compagno di squadra Felix Rosenqvist. Un sfida ad elastico condizionata dai continui doppiaggi, inevitabili sul breve (un miglio e mezzo) e difficile Texas Motor Speedway. Doppiaggi che sono poi risultati decisivi, visto che lo svedese si è autoeliminato azzardando un sorpasso alla Dallara-Honda di James Hinchcliffe (Andretti Autsport) che si è concluso per Rosenqvist ... contro il muro al'uscito della curva 2, a nove soli giri dal traguardo. Via libera per Dixon quindi che, al termine della neutralizzazione, con tre giri da coprire a tutto gas, non ha avuto dificoltà ad allungare inesorabilmente su Simon Pagenaud e sull'altra Dallara-Chevrolet del Team Penske guidata da Newgarden.

"Ottimo lavoro di squadra! Il mio motore Honda era imbattibile e la mia Dallara - non so spiegarmi neanch'io perchè - oggi era così veloce. In qualsiasi fase di gara, avevo la certezza di  poter fare la differenza. Mi dispiace solo non aver potuto correre davanti ai fans. Avrei voluto che fossero tutti qui a festeggiare con me". Queste le prime parole di Dixon nel winner's circle,

Collaudo superato per l'Aeroscreen, la struttura di protezione del cockpit che ha fatto il proprio esordio in gara in Texas. Quarto posto e miglior risultato personale eguagliato per Zach Veach (Andetti Autosport) davanti al veterano e specialista degli ovali Ed Carpenter (Carpenter Racing). Miglior rookie Oliver Askew, nono con la Dallara-Chevrolet Arrow McLaren davanti a Tony Kanaan (AJ Foyt Enterprises) che chiude appunto la top ten (si era ugualmente qualificato con il decimo tempo) nella prima tappa del suo "TK Final Lap", come Tony ha chiamato il suo "tour" finale nella specialità, tra l'altro limitato a cinque sole apparizioni, tutte su ovale. Portando peraltro a 318 le sue partecipazioni consecutive nella Indycar (record assoluto).

Per Dixon, quarant'anni tra un mese e mezzo, si tratta della 47esima affermazione nella Indycar (compresa quella nella Indy 500 del 2008), a sole  cinque lunghezze dalle 52 di Mario Andretti ma ancora a venti dalle 67 del primatista assoluto AJ Foyt. Score che il neozelandese potrà puntare a migliorare subito, o meglio tra un mese, nell'Indianapolis Grand Prix, sul tracciato stradale ricavato nell'infield dello speedway. Intanto, grazie alla vittoria texana, Scott è già riuscito ad eguagliare uno dei primati del mitico "AJ": quello delle diciotto stagioni consecutive contraddistinte da almeno una vittoria all'anno!

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