REGATE COME TERAPIA

Vela, lo sport come mezzo di recupero sociale

Presentato al Salone Nautico il progetto "La Rotta della Legalità", che punta al reinserimento di ragazzi "difficili" portandoli per mare

di Luca Rigamondi

Vela, lo sport come mezzo di recupero sociale

La vela non è solo mare, sport, passione e divertimento, ma può diventare anche un mezzo di recupero sociale. Ne è un esempio concreto il progetto "La Rotta della Legalità" 2017, presentato a Genova al Salone Nautico Internazionale 2016, in programma dal 20 al 25 settembre, il progetto La Rotta della Legalità. Giunta alla sua terza edizione, l'iniziativa (nata Cagliari nel 2015 dall'idea di un gruppo di poliziotti e organizzata dall'associazione New Sardiniasail), consiste nel reinserimento sociale di ragazzi "difficili", sche hanno avuto guai con la giustizia, attraverso la "vela therapy". I ruoli, la gerarchia, la gestione delle manovre, il senso di squadra che in barca a vela sono fondamentali, diventano un prezioso ingrediente per aiutare i ragazzi a rientrare e avere un nuovo ruolo nella società attraverso la partecipazione a regate costiere e d'altura. “La vela come terapia - spiega Simone Camba, presidente di New Sardiniasail - non è una novità: da uno studio effettuato dalla psicologa Emanuela Mencaglia della società Humanitas risulta che in Europa da circa trent'anni si pensa alla vela non solo come attività di svago e divertimento, ma anche come supporto terapeutico, da inserire in progetti riabilitativi con spunti socializzanti, in gruppi di persone con diversi bisogni che vanno dalla riabilitazione fisica e quella psichica e sociale. Perché funziona? Su di una barca a vela le dinamiche di gruppo si amplificano, si ricrea una società in miniatura che ripropone le relazioni quotidiane con la massima intensità".

Avventura e responsabilità

Secondo Camba, in barca "l'avventura evocata nell’andar per mare si mescola alla responsabilità di ogni membro dell'equipaggio verso l'altro, al mettere in sicurezza se stessi e gli altri, a svolgere il proprio compito e rispettare i ruoli altrui, allo stare a regole precise e sottostare agli ordini del comandante. Inoltre il nostro gruppo, dopo aver maturato una certa esperienza, si è reso conto che la partecipazione a una competizione sportiva aumenta notevolmente l'interesse e l'impegno dei partecipanti". Negli ultimi due anni il dipartimento di giustizia minorile ha affidato all'associazione 14 i ragazzi tra i 15 e i 22 anni, che hanno potuto partecipare ai corsi organizzati da New Sardiniasail: stage formativi in cantieri navali e in velerie e corsi teorici e pratici per imparare ad andare per mare. "Esame" finale del progetto, la preparazione e la partecipazione alla regata di fine anno. "Il mio sogno nel cassetto - conclude il presidente dell'associazione - è quello di poter portare questi ragazzi a partecipare a una regata oltre oceano, ma per il momento mi basta poter ampliare le nostre iniziative per poter aiutare il maggior numero possibile di giovani". Che quest'anno potrebbero aumentare: grazie all'aiuto di sponsor privati, infatti, New Sardiniasail avrà una seconda imbarcazione che si andrà ad aggiungere all'attuale.

Il prossimo anno

Per il prossimo anno, diversi sono gli appuntamenti già in programma: a maggio "La Roma per tutti", a giugno "La 1000 vele per Garibaldi" e "Vela solidale" (veleggiata di beneficenza organizzata dei medici del reparto pediatrico dell’ospedale Brotzu di Cagliari con equipaggio formato da bambini affetti da autismo), a luglio veleggiate di solidarietà nel golfo di Cagliari con bambini e adulti portatori di handicap e con bambini che vivono una situazione di estrema povertà domiciliati presso case famiglia. E a settembre, ottobre e novembre 2017 veleggiate tecniche con gli studenti dei vari istituti tecnici nautici della Sardegna: oltre alla teoria e pratica della vela d'altura, verrà trattato il tema della sicurezza in mare e salvaguardia ambientale con l'ausilio della Lega Navale Italiana e della Guardia Costiera.

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