Denunciò il doping russo, il Cio la esclude da Rio

La mezzofondista Yulia Stepanova non sarà alle Olimpiadi nonostante l'ok della Iaaf

Yulia Stepanova (LaPresse)

Niente Olimpiadi per Yulia Stepanova, elemento chiave dell'inchiesta che ha portato a galla il doping in Russia. Inizialmente ammessa dalla Iaaf "per il suo eccezionale contributo alla protezione e promozione degli atleti puliti, al fair play, all'integrità e all'autenticità dello sport", le mezzofondista russa è stata esclusa dal Cio, perché non può partecipare sotto bandiera neutrale e perché trovata positiva nel 2013.

Dopo essere stata squalificata per due anni il 25 febbraio 2013 per valori anomali del suo passaporto biologico, la Stepanova, allora Rusanova (prima di sposare Vitaliy Stepanov, ex dipendente dell'antidoping russo), insieme al marito ha cominciato la sua battaglia per denunciare il doping di Stato in Russia. Un'iniziativa applaudita dalla Federazione Internazionale di Atletica Leggera, che le aveva concesso di partecipare alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, da atleta "neutra indipendente", visto che la sua Federazione è sospesa per doping.

Poi, però, il Comitato Olimpico Internazionale ha messo dei paletti stringenti alla presenza di atleti russi, requisiti che la Stepanova non aveva. Il Cio ha valutato che l'atleta non non può comunque partecipare sotto bandiera neutrale  ("lo impedisce la Carta olimpica") e che inoltre non rispetta uno dei cinque requisiti stabiliti dalla Commissione etica per una eventuale ammissione di un russo (non essere mai stato squalificato per doping), essendo stata sanzionata con un bando di due anni nel 2013. A Stepanova e al marito è stato comunque rivolto un ringraziamento "per il contributo dato alla lotta al doping e all'integrità dello sport". Insomma, "tante grazie e ognuno per la propria strada". Quella della Stepanova non porta però a Rio...

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