Allegri prende appunti: Lukaku segna anche quando non segna, il vero De Bruyne si vede solo sulle palle inattive
Meunier sbaglia quasi tutto poi inventa il cross da cui nasce l'autogol che dà il pareggio a Rudi Garcia
di Enzo Palladini© Getty Images
Non c'è inizio di Mondiale che si rispetti senza la frase più gettonata degli ultimi vent'anni: attenti al Belgio. Gli avversari ci stanno talmente attenti che alla fine i Diavoli Rossi difficilmente lasciano il segno. Ora la generazione d'oro è arrivata al capolinea e probabilmente servirà qualche anno per costruire un nuovo gruppo in grado di rimpiazzare quello attuale. Intanto c'è questo Mondiale da giocare e la prima partita non è andata esattamente come i belgi se l'aspettavano. L'Egitto è andato in vantaggio e si è difeso con ordine. Strappare un pari non è stato un miracolo, ma nemmeno una passeggiata.
Certi giocatori non hanno bisogno nemmeno di toccare il pallone per decidere una partita. Nel caso di Romelu Lukaku, basta la parola. È entrato al 20' del secondo tempo al posto di un disorientato Charles De Ketelaere. In una manciata di secondi ha guardato gli egiziani negli occhi, li ha terrorizzati, è andato ad attaccare l'area e ha esultato. La sua presenza è un deterrente così potente da stordire due avversari costringendo Hany a deviare il cross di Meunier nella sua porta. Lukaku è un giocatore che segna anche quando non segna, che scombina i piani degli avversari con la semplice imposizione dei suoi muscoli. Pazienza se le sue condizioni sono ancora precarie, pazienza se si porta addosso le tossine di una stagione più parlata (o forse urlata) che giocata. Entrato lui, il Belgio ha pareggiato dopo oltre un''ora di sofferenze senza sbocchi.
Ma poi alla fine su Kevin De Bruyne potrebbe avere ragione Antonio Conte. Non tanto per il presunto impiego fuori ruolo lamentato dal giocatore, quanto per i dubbi sull’effettivo potenziale residuo alla soglia dei 35 anni. Quando la palla gira, difficilmente dal suo destro arriva un impulso risolutivo. Spesso rimpallato, a volte murato con relativa difficoltà. La libertà concessa dal suo CT non si traduce in creatività. Restano dei momenti di gloria per il campione sul viale del tramonto e sono quelli in cui può mettere la palla per terra, spesso per un fallo subito da qualcun altro. In quel piede destro c'è ancora un pennello che dipinge traiettorie immaginifiche, come quella che si infrange sul palo dopo otto minuti del secondo tempo. Meno artistico il destro al volo masticato una decina di minuti dopo. Male il primo tempo, qualcosa in più nel secondo tempo, non all'altezza del vero De Bruyne.
Nel calcio, si sa, la riconoscenza è un sentimento sconosciuto. E quando viene applicata, rischia di portare conseguenze negative. Rudi Garcia ha dato fiducia al trentacinquenne Thomas Meunier sulla fascia destra, ma all'inizio non è sembrata una grande idea. Non è mai stato un fulmine di guerra, con il suo metro e novanta da portare a spasso, ma quando era più giovane aveva passo e dinamismo. In questo esordio mondiale, fino a metà del secondo tempo, non ha azzeccato nulla. Immobile a guardare Ashour che si sistemava il pallone per segnare il gol dell'1-0, impreciso negli appoggi quando si è avventurato nella metà campo avversaria. Poi all'improvviso la fiammata giusta, un allungo sulla fascia (ecco, in progressione se la gioca ancora) e il cross da cui è nato l'1-1 con l'autogol di Hany, uno dei migliori dell'Egitto.