Antonelli e il mito Senna: un legame oltre i confini del tempo
Dopo la conquista del suo primo titolo iridato, assuma un valore ancora più alto la predilezione di Kimi per "Magic"
di Stefano Gatti"Mi sono appassionato all'automobilismo quando ho visto i video di Senna. Crescendo guardavo tutti i DVD delle stagioni dagli anni Ottanta agli anni Duemila e in uno di questi ricordo di aver visto Ayrton e mi è rimasto davvero impresso. Non ho avuto la fortuna di vederlo correre, ma quando ho guardato tutti quei video ho iniziato a rendermi conto di tutte le incredibili gare che ha fatto. È il mio idolo per quello che era, sia in pista che fuori dalla pista: un pilota incredibile, ma anche una grande persona. Mi ha ispirato e raggiungere anche solo una piccola parte di quello che ha fatto lui nella mia carriera sarebbe davvero fantastico".
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Quella "piccola parte" Kimi Antonelli l'ha già fatta, conquistando il primo titolo iridato a trentacinque anni di distanza dal terzo ed ultimo del suo idolo. La predilezione di AKA per Magic non era scontata. Come lui stesso aveva raccontato, non solo Kimi non ha mai visto all'opera Senna dal vivo ma sarebbe venuto al mondo solo dodici anni dopo la sua scomparsa il primo maggio del 1994 ad Imola. Dodici anni, non una cifra a caso: il dodici è stato infatti il numero di gara di Ayrton nei suoi anni alla Lotus (1985-1987) e ancora nel 1988, all'epoca della conquista del suo primo titolo al volante della McLaren-Honda.
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Ma c'è molto di più delle parole, delle immagini, dei numeri e - naturalmente - del talento ad unire Antonelli e Senna: un filo sottile e privato emerso in un paio di occasioni più o meno recenti. La prima è stata due anni fa ad Imola in occasione delle celebrazioni del trentesimo anniversario delle tragedie di Imola '94 (Senna ma anche Roland Ratzenberger), quando l'allora diciassette Kimi - allora pilota di Formula 2 - si fece ritratte insieme a Bruno Senna, nipote di Ayrton e lui pure - per tre stagioni e con scarsa fortuna - pilota di Formula Uno.
La seconda poco meno di un anno fa a San Paolo del Brasile quando Kimi - nei giorni precedenti il Gran Premio e indossando la stessa maglietta gialla di un anno e mezzo prima in Romagna, si recò a visitare la tomba di Ayrton al cimitero-giardino di Morumbi, a poca distanza dal centro della megalopoli paulista, dove venne anche fotografato mentre - seduto su una panchina e in atteggiamento assorto - leggeva un libro dedicato al suo idolo. Questione di ispirazione, appunto. E poi di passare dai pensieri alla pista, dalle pagine al traguardo.