IL RITRATTO

Euro 2020, il miracolo Russia è targato Cherchesov: ora vuole la vendetta su Mancini

La nazionale russa è già qualificata per gli Europei e il merito è dell'ex portiere dello Spartak

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16 giugno 1991, Stoccolma, Scania Cup. Italia-Russia 1-1 e poi 3-2 ai calci di rigore. Chi se lo ricorda un torneo amichevole del genere a distanza di 18 anni? Qualcuno, si. Lui se lo ricorda. Ed è convinto ancora oggi – chissà perché - di avere subito il gol da Roberto Mancini, anche se in realtà era stato Giuseppe Giannini a segnare quella rete nel torneo svedese al 43' del primo tempo.

Facciamo un passo indietro, e siamo al 7 novembre 1990, a Mosca. Coppa Campioni. Spartak Mosca contro Napoli. Ai calci di rigore vince lo Spartak, anche se Diego Maradona non sbaglia. Sbaglia, invece, Marco Baroni che tira fuori, forse perché non sa più come ingannare quel bravo portiere che aveva già salvato lo Spartak sia nei supplementari a Mosca, sia nell'andata a Napoli. Oggi quel portiere della nazionale dell’URSS e poi della Russia, comunque dello Spartak Mosca, si siede con orgoglio sulla panchina della nazionale russa. Si chiama Stanislav Cherchesov, classe 1963. Di un anno più anziano rispetto a Roberto Mancini, è stato il terzo condottiero in ordine ti tempo, dopo il CT belga Roberto Martinez e lo stesso Mancio, a portare la sua squadra a Euro 2020. A fargli compagnia lo stesso giorno il ct polacco Jerzy Brzechek, guardacaso compagno di squadra di Cherchesov nel Tirol Insbruck che vinceva il titolo austriaco 2002. Ulteriore coincidenza: chi stava in panchina in quell'occasione? Un altro futuro partecipante all'Europeo, il tedesco Joachim Low.

Il CT baffuto, l'uomo del momento in Russia, parla un ottimo tedesco avendo giocato a Dresda e Innsbruck ed avendo allenato in Austria. Se la cava anche con l'inglese avendo vinto due titoli nazionali con il Legia in Polonia. Ma soprattutto è riuscito a trasmettere – parlando nella sua lingua madre cioè il russo - quella determinazione e quella passione per la sua nazionale che l'anno scorso ha sfiorato la semifinale al Mondiale casalingo e in questi giorni si è qualificata in anticipo per Euro 2020. Lo giocherà, in parte, sempre in casa, visto che avrà come minimo due partite da disputare a San Pietroburgo.

Ne ha fatto di strada Stanislav Cherchesov, o °Stani° per i suoi amici tedeschi ma anche per quelli italiani. Da portiere era riuscito a non perdere il coraggio e le ambizioni rimanendo sempre in panchina dietro ad un certo Rinat Dasaev, l'erede di Lev Jashin, per poi diventare titolare nello Spartak Mosca e affermarsi in nazionale. Da allenatore ha raccolto tante esperienze a livello di club, alcune gloriose, altre amare, prima di arrivare sulla panchina della Nazionale russa.  Il 10 agosto 2016 diventa CT, ma per parecchio tempo i risultati non esaltano nessuno in patria, la Confederations Cup 2017 non convince, e nella primavera 2018 Cherchesov rischia davvero l'esonero, poco prima dei Mondiali in casa. La critica non gli risparmia niente, il linciaggio mediatico è costantemente servito, quasi nessuno crede nella Nazionale russa alla vigilia del torneo casalingo. Ma il destino decide di premiare questo personaggio mai domo e sempre convinto di sè stesso e dei suoi ragazzi, la Russia fa quasi un miracolo, estromettendo la Spagna ai rigori negli ottavi di finale, e perde l'accesso alla semifinale solo ai rigori dopo aver rimontato la Croazia (squadra con un parco giocatori molto più ricco tecnicamente), nei supplementari. A 32 anni di distanza dall'Urss di Valeriy Lobanovskiy e per la prima volta nella storia postsovietica la Russia passa il girone ai Mondiali ma soprattutto incanta l'intero Paese che si innamora della propria nazionale dopo anni e anni di indifferenza oppure addirittura odio.

E sul podio, oltre ai vari Dzyuba e Golovin,  Akinfeev e Ignashevich,  c'è  lui, Stanislav Cherchesov. Da un personaggio odiato e disprezzato in versione primavera-2018 si trasforma nell'eroe dell'anno. È su tutti i canali TV russi, viene insignito di onorificenze al Cremlino, diventa il primo e finora unico sportivo ad essere intervistato dalla rubrica Top Persons, attiva dal 2014, del sito statale tass.ru, il più importante del Paese dai tempi dell'URSS. Sono in tanti, a questo punto, che si aspettano un crollo della Nazionale ricordando la disfatta della nazionale bis di Guus Hiddink dopo il brillante Euro 2008. Ma Cherchesov riesce a resistere anche stavolta. Perde la prima partita delle qualificazioni contro il mostruoso Belgio, ma poi vince 7 partite su 7 con una differenza reti sontuosa. Adesso non vede l'ora di affrontare il Belgio a San Pietroburgo, a novembre, per la rivincita. Forse la rivincita non arriverà, ma in ogni caso questa Nazionale continua a trasmettere la emozioni positive al Paese. Herr Cherchesov sta facendo quello che non si riusciva a nessuno per anni e anni. E il merito più grande va a questo allenatore, un mix di scuola sovietica ed esperienza internazionale. 

In sintesi ce lo racconta in esclusiva la persona che lo conosce bene da tanti anni in prima persona, il giornalista russo di Milano Giorgio Kudinov: "Sono orgoglioso di Cherchesov. Ha fatto tanta strada e ha meritato tutto quello che ha ottenuto. Si è evoluto negli anni, è riuscito a domare le sue intemperanze caratteriali per il bene suo e di chi gli sta vicino, nello stesso tempo non ha mai tradito se stesso. Mi piace in lui la sua personalità, la sua capacità di rispettare i propri principi, anche quando ciò non sarebbe comodo per niente. E posso aggiungere che Stani è un grande amante ed estimatore della scuola italiana. Ha avuto ottimi rapporti personali con Fabio Capello e Luciano Spalletti, Massimo Carrera e Roberto Mancini, si sente ogni tanto con Rino Gattuso di cui ammira da anni il carattere duro ma leale. È molto interessato al lavoro di Sarri, avversario del suo Legia all'epoca di Maurizio al Napoli, e sicuramente sarà allo stadio per la partita Lokomotiv-Juventus a Mosca. Stani è molto ambizioso, stabilisce gli obiettivi che per altri, ma nel fondo dell'anima anche per sè stesso, sembrano irraggiungibili. Tutto questo serve per caricare la squadra e l'intero ambiente. Non a caso ha appena dichiarato che si pone come obiettivo quello di vincere il prossimo Europeo. Mi sembra che anche Roberto Mancini abbia recentemente espresso il medesimo pensiero. Vedremo cosa succederà nel 2020, ma, in ogni caso, se a Stani si presenterà, prima o poi l'occasione per vendicarsi con Roberto del lontano 1991, ci proverà con tutte le forze. Con tutto il suo rispetto verso la scuola italiana”.

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