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© Jason Halayko / Red Bull Content Pool
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LA SFIDA

Red Bull 400 Team Ascent: in 28 scalano un trampolino di ski jumping in Giappone

19 Mag 2026 - 08:21
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Forma fisica eccezionale per una sfida definitiva: questo ciò che è stato richiesto a 28 creator internazionali della scena fitness, protagonisti di un format ispirato alla Red Bull 400, universalmente riconosciuta come la gara in salita più dura al mondo, in cui i partecipanti devono risalire per 400 metri un trampolino da salto con gli sci.

Per l’occasione, i concorrenti si sono ritrovati ai piedi di una delle venue più iconiche di questa disciplina: il trampolino di Okurayama, a Sapporo, in Giappone, teatro delle gare olimpiche di salto con gli sci del 1972. Risalirlo comporta vincere un dislivello di 130 metri e pendenze che raggiungono il 37%; il record di ascesa appartiene all'ultramaratoneta e atleta Red Bull giapponese Ruy Ueda, che nel 2019 fermò il cronometro a 3 minuti e 23,13 secondi.

Rispetto alla tradizionale Red Bull 400, il format di gara è stato rivisitato e suddiviso in tre ascese, ciascuna caratterizzata da una specifica sfida fitness pensata per mettere alla prova, di volta in volta, velocità, forza, coordinazione e capacità fisiche e mentali dei partecipanti, aggiungendo ulteriori difficoltà alla già impegnativa salita di 400 metri. Le prove sono state ideate da tre atleti Red Bull: il già citato Ruy Ueda, l’austriaco Alexander Roncevic – campione del mondo HYROX Elite 15 2024/2025 – e il campione tedesco di parkour Jason Paul.

Un’altra importante novità rispetto al format individuale tradizionale è stata la suddivisione dei creator in sette squadre da quattro concorrenti ciascuna, da cui il nome della competizione: Red Bull 400 Team Ascent.

Il percorso di avvicinamento alla gara è iniziato già prima della partenza per il Giappone, con la consegna a ogni creator di un programma di allenamento dedicato, sviluppato proprio dagli ideatori delle tre prove. Una volta arrivati a Sapporo, i partecipanti hanno preso parte ad altre attività preparatorie – tra cui un tutorial di parkour guidato da Jason Paul e una corsa di riscaldamento condotta da Ruy Ueda – utili per entrare nel mood della sfida e prepararsi alle prove uniche che li attendevano.

Tra i partecipanti da segnalare anche la presenza degli italiani Jennifer Roncato, creator originaria di Padova che ha trasformato la sua esperienza personale in un percorso autentico di comunicazione e empowerment, raccontando sui social in modo originale temi come benessere, rapporto con il corpo, crescita personale e amore per sé stessi, e Marco Tomasin, friulano, content creator protagonista della scena fitness italiana, che fedele al suo motto “adoro migliorare me stesso e spingermi oltre i limiti, sia in palestra che nella vita” non è il tipo di persona che si tira indietro davanti alle sfide.

Uno dei concorrenti, Marston Sawyers, ha raccontato con entusiasmo il percorso di preparazione vissuto insieme agli altri creator: «Ci sono stati tanti bei momenti che hanno contribuito non solo alla conoscenza reciproca, ma a creare un forte legame e un’energia speciale. I creator provengono da Paesi molto diversi e da esperienze di vita completamente differenti; quindi, è davvero bello trovare un punto in comune e sapere che condividiamo tutti la passione per il fitness, per fare cose incredibili e per metterci alla prova con nuove sfide».

Le squadre, composte da due uomini e due donne, erano guidate da un capitano con già all’attivo almeno una partecipazione alla Red Bull 400. Gli altri tre membri di ciascun team sono stati sorteggiati durante la cena di benvenuto, poco più di 24 ore prima del via della competizione, lasciando ai quartetti pochissimo tempo per conoscersi e trovare rapidamente il giusto affiatamento.

La gara è iniziata con una mass start. Se da un lato il percorso e l’obiettivo finale – raggiungere la vetta nel minor tempo possibile – erano apparentemente lineari, dall’altro le tre prove speciali hanno messo duramente alla prova velocità, forza e capacità di lavorare in squadra dei creator.

La prima sfida, ideata da Ruy Ueda, poneva l’accento sul gioco di squadra: il tempo impiegato da ciascun creator per completare l’ascesa veniva sommato a quello dei compagni per determinare la classifica. Un sistema che incentivava i partecipanti a lavorare insieme, piuttosto che “attaccare” individualmente.

La seconda prova, ideata da Alexander Roncevic, era invece focalizzata sulla forza. Ogni squadra doveva trasportare un carico complessivo di 40 kg fino alla vetta del trampolino. Il peso poteva essere distribuito liberamente tra i quattro membri, ma con una regola fondamentale: una volta raggiunto il traguardo, nessuno poteva tornare indietro per aiutare un compagno. La corretta distribuzione del carico diventava quindi decisiva già prima della partenza.

Solo le prime tre squadre classificate al termine delle prime due manche hanno avuto accesso alla finale, ideata da Jason Paul. L’ultima prova era costruita attorno al tema della coordinazione e dei legami creati durante l’esperienza: una corsa a tre gambe. Ogni squadra è stata divisa in due coppie di creator che hanno affrontato la salita con una gamba legata a quella del compagno. A metà percorso, la prima coppia passava il testimone alla seconda, incaricata di completare l’ascesa fino alla vetta.

Da queste premesse è nata una competizione estremamente combattuta, in cui ogni partecipante è stato chiamato a dare il massimo in termini di resilienza mentale, spirito di squadra, capacità fisiche, gestione delle energie e attenzione al recupero sotto sforzo.

A conquistare la vittoria finale è stata la squadra composta da Imke Salander (Germania), Stien Edmund (Belgio), Heber Cannon (USA) e Ryota Takano (Giappone), che ha avuto la meglio sui team capitanati da Jannis Reichmuth (Svizzera) e Taylor Learmont (Canada). L'italiano Marco Tomasin si è distinto a sua volta, dando un apporto fondamentale alla sua squadra per centrare il terzo posto.

Salander, veterano della Red Bull 400 e terzo classificato a Lahti nel 2024, ha sottolineato come il format Team Ascent sia «diverso dalla Red Bull 400 tradizionale perché qui tutto ruota attorno al lavoro di squadra. Bisogna incoraggiarsi e sostenersi a vicenda; non è una gara individuale».

Gli ha fatto eco Heber Cannon: «Per avere successo in uno sport come questo bisogna amare la sofferenza. Devi entrare nella “pain cave”, sentirti a tuo agio lì dentro e accettare di restarci per parecchio tempo. La resistenza necessaria per arrivare in cima al trampolino è diversa da qualsiasi altra cosa abbia mai fatto, ma ce l’abbiamo fatta ed è stato incredibilmente divertente».

«È stato un percorso durissimo: servivano resistenza cardiovascolare, forza e praticamente ogni tipo di qualità fisica. È una sfida completa», ha aggiunto Stien Edmund.

Il Red Bull 400 Team Ascent rappresenta solo l’inizio: già l'indomani il trampolino di Sapporo ha ospitato l’edizione 2026 della “classica” Red Bull 400 individuale. Il tour proseguirà poi in diverse località nel mondo: Courchevel, in Francia, a luglio, Liberec, nella Repubblica Ceca, l’8 agosto, oltre a Bischofshofen, in Austria, e Planica, in Slovenia, già confermate nel calendario 2026.