IL CASO

Il disastro ecologico del Lago d'Aral

Da quarto lago più grande del mondo ad acquitrino

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La Terra e la sua atmosfera stanno reagendo alle azioni dell’uomo con conseguenze spesso drammatiche. Il Lago di Aral rappresenta un caso emblematico della capacità distruttiva dell’uomo. Parliamo di quello che fino agli anni ’60 era il quarto lago più grande del mondo, un bacino che milioni di anni fa era parte di un oceano. Poi l’Unione Sovietica decise di deviare il corso dei due fiumi che alimentavano il Lago d’Aral con l’obiettivo di portare acqua nelle aride pianure di Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan per incentivare la coltivazione del cotone considerato l’oro bianco per l’economia di Mosca. Nel corso degli anni il lago si è prosciugato fino a diventare un gigantesco acquitrino con l’acqua avvelenata dall’uso indiscriminato di fertilizzanti.

Un processo tragico documentato dalla NASA che monitora costantemente la situazione tramite i suoi satelliti. Poi però la natura si è vendicata: dalle acque avvelenate del lago hanno iniziato ad alzarsi polveri sottili che hanno compromesso le coltivazioni di cotone e il bacino ormai prosciugato ha influenzato le temperature stagionali con inverni sempre più freddi ed estati torride. Per correre ai ripari nel 2005 il governo del Kazakistan ha completato la costruzione di una diga nella parte settentrionale del lago: un rimedio tardivo che ha contribuito comunque all’innalzamento delle acque e alla ripresa dell’attività dei pescatori. I danni prodotti su larga scala, però, sono ormai irreversibili.

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