L'auto cinese ha bisogno dell'Europa per sopravvivere
I 20 marchi presenti a Parigi combattono una battaglia "all'ultima immatricolazione"
di Tommaso Marcoli© Ufficio Stampa
Il Salone dell'auto di Parigi ha visto la partecipazione di ben venti marchi cinesi. Una quantità record ma non così imprevedibile considerando quanto l'Europa ne abbia subito negli ultimi anni l'arrivo in massa. Con il mercato interno dell'automobile imballato e quello americano chiuso, non è che restino poi molte altre alternative.
Tanti, troppi
Nella prima metà del 2026 le vendite di automobili in Cina sono crollate del 20%. Eppure, le aziende locali hanno continuato a lanciare circa tre nuovi modelli al giorno fiduciosi in una crescita continua. Il mercato, però, è ipersaturo: più di 100 marchi competono tra di loro grazie a sussidi statali che finora ne hanno rinviato la chiusura o il fallimento per tutelare i posti di lavoro. Secondo uno studio di AlixPartners, la ripresa sarà molto lenta e i valori del 2025 torneranno soltanto ben oltre il 2030.
Verso l'export
Con l'America che ha "sigillato" i propri porti all'arrivo di navi container cariche di automobili cinesi, le spedizioni viaggiano tutte verso l'Europa. L'unico mercato occidentale (insieme al Regno Unito) "aperto" che servirà a Pechino per capire quali marchi tenere e quali rimuovere dalla propria industria automobilistica. Nel medio termine il Governo vorrebbe puntare su pochi "campioni" da 5/6 milioni di vendite ogni anno così da potersela vedere con i rivali "storici" europei. La partita è appena iniziata, la posta in gioco è particolarmente alta.