L'ANALISI

Meccanismi perfetti e carattere da grande squadra: il sogno di questa Lazio può durare a lungo

Meno brillante e meno entusiasmante del trionfo di Torino, la vittoria contro il Parma certifica la maturità dei biancocelesti

di Enzo Palladini
24 Ott 2026 - 22:45
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La Lazio continua a stare lì, alla faccia di chi non la considera. Prima in classifica, record di punti iniziali strabattuto, continuità di prestazioni, idee chiare sempre. Peccato solo che questo straordinario cammino non sia accompagnato da una adeguata partecipazione popolare. Il perdurare della contestazione contro il presidente Lotito rende meno colorate queste grandi imprese, smorza un entusiasmo che potrebbe dare ulteriore forza ai giocatori per sognare in grande. Questo però è un particolare che non va a inficiare il valore enorme del lavoro di Rino Gattuso, che ha costruito una squadra meravigliosa da un gruppo che aveva perso smalto e motivazioni. I segnali di grandezza di questa Lazio vengono sia da vittorie altisonanti come quella di Torino contro la Juventus, sia da vittorie "sporche" come quella contro il Parma, scaturita dalla prodezza di Taylor che ha sbloccato il risultato.  

Adesso la domanda di molti è: quanto durerà questa cavalcata? Se da un lato la mancanza di impegni europei può essere considerata vantaggiosa per la Lazio, dall'altra Gattuso controbilancia questo benefit con l'utilizzo continuo dei titolarissimi e pochi cambi nella formazione che ritiene perfetta. Un'impostazione che favorisce sicuramente gli automatismi all'interno e all'esterno dei reparti, però provoca un po' di usura tra i giocatori. Contro il Parma non si è vista la stessa brillantezza mostrata contro la Juventus. Nel primo tempo dell'Olimpico, la Lazio può recriminare per un rigore abbastanza netto non concesso (trattenuta evidentissima di Troilo su Frattesi) e per un gol annullato a Isaksen, in fuorigioco per pochissimi centimetri. Ma sullo 0-0 con cui si è andati al riposo, non c'è molto da questionare, anche perché Mandas è stato costretto a tre parate di una certa importanza. Quindi la risposta alla domanda iniziale è: questa Lazio può durare tanto. 

Le occasioni create dagli emiliani danno lo spunto per un'ulteriore riflessione. La Lazio ora non è più la sorpresissima delle prime giornate, comincia a essere una squadra strutturata, quasi quanto le grandi favorite per lo scudetto. Questo rende logico l'atteggiamento delle squadre in lotta per la retrocessione quando affrontano i biancocelesti. Blocco difensivo molto basso per cercare di scatenare il contropiede. Gilardino l'ha impostata così, stufo dei sei gol subiti nelle prime due partite della sua gestione. Gli è andata bene per un tempo, poi la differenza di qualità ha fatto il suo corso. 

Il lavoro di Gattuso non solo sta portando punti, ma sta anche valorizzando in maniera evidente alcuni giocatori reduci da stagioni discutibili. Più di tutti Frattesi, che non segna più con la frequenza delle prime giornate ma svolge compiti fondamentali per il funzionamento della squadra. Come lui, anche Taylor sta vivendo il suo periodo migliore: anche con Sarri aveva mostrato molte delle sue qualità, ma ora le sta esternando praticamente tutte. Nuno Tavares è tornato a essere l'uragano che si abbatte sulla fascia sinistra, magari contro il Parma un po' meno che a Torino, ma sempre con autorità e continuità. Isaksen è on fire, Zaccagni sta raggiungendo la definitiva maturità anche dal punto di vista del carisma. Provstgaard e Sutalo non sbagliano quasi mai. Tutto positivo quello che si può dire di questa Lazio e del suo allenatore, anche se la classifica lo è ancora di più. E può esserlo a lunga scadenza.