QATAR 2022

Irrati, Var e Mondiali: "La peggior critica? Di essere in malafede"

"Insinuare la sudditanza psicologica è un insulto. Sul Var all'inizio ci fu resistenza tra gli arbitri "

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© Getty Images

A Qatar 2022 Massimiliano Irrati ci sarà. Insieme a Daniele Orsato, Ciro Carbone, Alessandro Giallatini e Paolo Valeri comporrà l'unica squadra azzurra che scenderà in campo ai Mondiali e vestirà i panni del "miglior Var al mondo". Definizione che il diretto interessato accetta di buon grado. "All'inizio eravamo pochi, ora la concorrenza è aumentata - ha spiegato in un'intervista a Repubblica -. Ma l'etichetta me la sono presa ormai e finché dura me la tengo". "La critica che fa più male a un arbitro? Pensare o scrivere che ha preso una decisione per favorire una delle due squadre - ha aggiunto -. Insinuare l'esistenza di una sudditanza psicologica è l'insulto peggiore". 

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"Al Var mi sono sentito a mio agio fin da subito, dal 2017 - ha proseguito Irrati ripercorrendo la sua carriera -. Rizzoli e Rosetti mi identificarono tra i migliori in Italia quando fecero una selezione per i Mondiali in Russia. L'assenza dell'Italia e il fatto che in molte nazioni non fosse stato ancora introdotto il Var mi spianarono la strada. Feci 17 partite, compresa la partita inaugurale. Fu l'inizio di tutto". "All'inizio ci sono state resistenze degli arbitri al Var - ha aggiunto -. L'impatto è stato molto forte. Quando Rosetti venne a Coverciano a parlarcene per la prima volta nel 2015 pensavamo che fosse un pazzo e non riuscivamo a capire. Per noi era come la moviola di Biscardi, ci sembrava una provocazione. Invece aveva capito quale fosse il futuro".

"Da ragazzino ti insegnano a prendere una decisione e a cancellare tutto. Se anche ti sembra di aver sbagliato, da qualche reazione, dimentica e volta pagina, altrimenti fai dieci errori a partita - ha continuato Irrati spiegando come è cambiato il modo di arbitrare dopo l'ingresso del Var -. Improvvisamente è diventato tutto il contrario. Appena hai deciso, apri la mente a un possibile errore perché magari arriva un aiuto e puoi rimediare". "Noi 'anziani' dobbiamo insegnare ai giovani che non c'è nulla di scabroso ad andare al monitor - ha aggiunto -. Anzi, ti fa andare a dormire tranquillo, perché magari hai sbagliato e ti sana un errore". 

"In campo c'è rispetto, ma anche tanto agonismo - ha spiegato Irrati in relazione al rapporto con i giocatori -. Devi avere l'autostima per stare a petto in fuori anche nella bufera. Ma senza essere protagonista". "Se sei sincero e leale, magari ammetti un errore e non ti nascondi dietro la divisa, i giocatori lo apprezzano", ha proseguito. "Per me un bravo arbitro è felice se non incide sulla partita - ha aggiunto -. Se nessuno si ricorda di lui. Ancora meglio se sul giornale sbagliano il nome, vuol dire che non sei stato importante".

Infine una battuta sull'assenza dell'Italia e sulla gara inaugurale dei Mondiali Qatar-Ecuador, che vedrà protagonista la squadra azzurra degli arbitri guidata da Daniele Orsato. "Non credo che ora la gente si riunirà per guardare Orsato in campo e Irrati al Var, a parte amici e familiari - ha concluso -. Però mi sarebbe piaciuto vivere questa esperienza con i calciatori della Nazionale". 

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