L'ANALISI

Tanto orgoglio, poca qualità: Spalletti non vede la sua Italia ma spera

Tre gol, nessuno di una punta: la Nazionale continua a latitare. E con la Svizzera Calafiori non ci sarà  

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L'Italia ha un'anima. Almeno questo, direbbero i più. Sì perché il gioco lascia a desiderare, le idee sembrano poche e in tanti sono apparsi decisamente sotto il loro livello. Se ne è accorto lo stesso Spalletti che, in un focoso post-partita "Ci sono delle spie", ha detto chiaramente che Donnarumma e compagni non riescono a mettere in pratica quanto provato in allenamento. Un'accusa non banale. Delle punte non c'è traccia (Retegui, Scamacca, dove siete?), e a latitare sono pure qualità e coraggio. Coraggio che è uscito fuori solo dopo l'1-0 croato in una reazione dovuta più che altro alla disperazione.

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Il ct Spalletti, dopo ben tre partite di un girone oggettivamente complicato, non ha ancora trovato la sua vera Italia: la speranza è che gli Azzurri si possano sbloccare dopo aver visto il burrone ed evitato, grazie al sontuoso gol di Zaccagni, di essere protagonisti di una caduta rovinosa. Si sa, la Nazionale soffre storicamente la fase a gironi nei vari tornei: l'augurio a Casa Italia è che adesso si inizi a carburare. E bisogna farlo subito, visto che la Svizzera si annuncia un avversario rognoso e molto organizzato. Non ci sarà però Calafiori, nuovo leader tecnico in un gruppo che ha mostrato di avere poca tecnica E soprattutto poca personalità, un limite degno di nota se si vuole arrivare fino in fondo.

Il difensore del Bologna, che nell'azione finale ha richiamato le gesta tipiche del basket (sfondamento centrale e poi passaggio per l'uomo rimasto libero a lato) ha salvato la dignità dell'Italia insieme a Donnarumma: i tifosi azzurri hanno assistito a un vero e proprio miracolo, e adesso non bisogna sprecarlo. Lo sa bene pure Spalletti, dimostratosi ancora una volta non integralista, che con gli elvetici andrà a caccia nuovamente del vestito migliore per la sua Italia. E occhio che a restare fuori potrebbero essere alcuni big come Jorginho e Pellegrini, a lungo richiamati dal ct nella notte di Lipsia. 

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