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Juventus, folklore a Ferrara mentre Allegri monta gli optional per l'Ajax

Allegri pensa ai ritocchi Champions, passare il turno e regalarsi la semifinale contro un'inglese è l'unica cosa che conta

di LUCA MOMBLANO

Non appena la Juventus manca un risultato utile, anzi utilissimo nel caso della trasferta di Ferrara, il mondo-calcio Made in Italy si rimette in moto: chi gonfia il petto intravedendo l'ennesimo errore marchiano di quel buono a nulla di Allegri; chi invece ghigna in silenzio immaginando di averne tratto qualcosa (di torvo) in vista di martedì sera. In questo folkloristico mucchio selvaggio si confondono colori e fedi, tra cui anche il bianco e il nero, per lo meno fino al fischio d'inizio. Un po' fa parte del dibattito minuto per minuto dei social, un po' fa parte di ciò che comporta a livello di sovraccarico mentale - discorso che può valere anche per la squadra, non così esente da pressioni e aspettative - una partita di ritorno dei quarti di finale di Champions League. Per di più da affrontarsi con i favori del pronostico contro un'avversaria terribilmente anticonvenzionale nel vivere e nel giocare.

Spal guastafeste, lo scudetto della Juve può aspettare

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Tutto ciò che avete letto fin qui è premessa e postfazione dell'unica cosa che conta. Ovvero passare il turno e regalarsi la semifinale contro un'inglese, sempre che City e Tottenham abbiano qualcosa di inglese. La Juventus di Allegri ha certamente ancora molto di italiano e questo spaventa i suoi stessi tifosi e sovente gli stessi avversari. D'altronde il calcio è lo sport dei paradossi umani. Tra gli impauriti non c'è l'Ajax - controbatte l'esegeta della filosofia olandese - come se Allegri fosse emanazione indiretta del Trap e ten Hag un mix tra Cruijff e Van Gaal. Tra gli impauriti, però, non c'è neppure Cristiano Ronaldo. Qui gli esegeti non si contano.

Al solito la verità del momento, che tanto vale in una competizione come la Champions, passa attraverso gli strumenti a disposizione dei due tecnici che per motivi diversi affronteranno il match di Torino come se fosse una gara secca. Loro perché sono fatti proprio così, antitesi del relativismo di Diego Pablo Simeone; noi perché in soli novanta minuti ci sono tanti appuntamenti con le storie di questi anni. Storie rappresentate oggi - all'antivigilia - da Andrea Barzagli (Buffon non c'è più, Chiellini molto difficilmente sarà della partita, Bonucci è andato ed è tornato e nulla può essere mai esattamente come prima). Il muro costato 400 mila euro a suo tempo dal Wolfsburg non sa ancora cosa farà dal 1 luglio, ma conosce alla perfezione il suo ruolo da qui alle prossime 48 ore, e poi a maggio, e poi al 1 giugno.

Il campo non è un optional, neanche per il centrale riapparso dal nulla contro la Spal. E quindi attenzione ai ritocchi di Massimiliano Allegri, che sovente sono essenziali e minimal. Per esempio Sami Khedira che se la gioca con il convalescente Emre Can, uno dei rari imbarazzanti casi di giocatori fischiati allo Stadium in questi otto impronosticabili anni (un altro fu Mirko Vucinic 2011/12, l'anno degli imbattibili di Conte). Per esempio Mattia De Sciglio che se la gioca con Joao Cancelo, valutazione dettata dal bivio tra un difensore aggiunto e un cursore di spunto. Infine, per esempio ma solo davvero per esempio perché il gusto dell'esempio, Mario Mandzukic. A cui non servirà stampare la prestazione quanto piuttosto il terzino debole dell'Ajax possibilmente nei primi venti minuti. Per gli ultimi venti c'è Moise Kean. Non ci manca proprio nulla...

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