L'ANALISI

Fluidità, qualità individuali, riaggressione e difesa passiva: le tendenze di Euro 2024

La manifestazione continentale ha messo in evidenza le caratteristiche di gioco che hanno preso piede nel calcio internazionale 

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"E' come essere un eunuco in un harem". La frase storica di Arrigo Sacchi, che sintetizzava così le difficoltà di un ct nel dare un gioco concreto a una Nazionale pur disponendo di una scelta molto ampia, rende bene l'idea di quanto sia complesso estrapolare da Europei e Mondiali le tendenze del calcio internazionale. Un tempo erano queste manifestazioni a dettare la linea al pallone, ora sono le squadre di club. Nonostante tutto, però, ci sono delle linee guida e dei principi che fanno il percorso inverso: dai campionati locali o dalla Champions e Europa League alle competizioni per le selezioni nazionali. 

Essendo competizioni brevi e spesso con notevoli differenze tecniche, è facile assistere a scontri tra squadre che cercano varchi in ogni singolo buco lasciato da chi si difende a oltranza. Gli esempi, dopo aver visto le prime uscite di tutte le 24 partecipanti, non mancano di certo. Fin dalla gara d'esordio. La Scozia, teoricamente disposta con un 3-4-2-1, in fase difensiva allargava i due teorici trequartisti, Christie e McGinn, in linea con i centrocampisti centrali facendo scalare gli esterni e trasformandosi in un compatto e chiuso 5-4-1. Un sistema che è diventato un punto di riferimento di parecchie Nazionali attendiste e anche poco portate al pressing, nemmeno quello difensivo. Modulo simile anche quello di Ungheria, Polonia, GeorgiaSerbia. L'alternativa è la difesa a tre, che poi diventa a cinque, con due punte, magari schierate in verticale (come la Repubblica Ceca). Ci sono poi squadre attendiste che sanno ripartire e fare anche male sfruttando le qualità tecniche dei singoli, vedi la Romania, schierata con una sorta di 4-1-4-1, in cui i quattro trequartisti, Man, Razvan Marin, Stanciu e Coman, più la punta Dragus, sanno dare vita a combinazioni particolarmente efficaci, oppure la Slovenia, unica squadra schierata con il classico 4-4-2 che, in svantaggio con la Danimarca, è passata a un sistema con quattro punte che hanno saputo mettere in mostra giocate codificate. Alle squadre portate alla difesa passiva, con quattro difensori, non si può non aggiungere l'Albania che, nel suo 4-3-3, è arrivata, contro l'Italia, ad abbassare così tanto gli esterni offensivi da proteggersi con una linea di sei difensori. 

Più difficile etichettare con dei numeri le Nazionali che hanno cercato di proporre calcio. Prima di tutto perché la fluidità è nemica dei sistemi di gioco, poi perché spesso si difende a quattro ma si attacca a tre. Le squadre più portare a "fare" la partita hanno seguito i due macro sistemi che dividono ormai il pallone internazionale: il calcio posizionale e quello relazionale. Tra i primi c'è sicuramente la Germania, forse la squadra più vicina a una formazione di club per la portata della sua organizzazione. Nagelsmann ha costruito una Nazionale che attacca a tre, con Kroos che si abbassa vicino ai centrali, un regista davanti, cinque giocatori a occupare i canali verticali (esterni e mezzi spazi) e una punta di movimento. I laterali bassi "fissano" l'ampiezza, quelli alti stringono, e, insieme al trequartista (Gundogan) e all'attaccante (Havertz) danno vita a un sistema di cambi di posizione e di giocate in verticale. La Spagna, maestra del calcio posizionale, ha mantenuto certi principi ma sfrutta meno il possesso cercando di andare più in fretta alla conclusione, utilizzando il movimento profondo degli esterni Yamal e Williams, che alternano la loro posizione con il laterale basso corrispondente. Il resto lo fanno la regia di Rodri, la capacità di trovare spazi e palloni invitanti di Fabian Ruiz e Pedri e la capacità di attaccare la profondità di Morata. Teoricamente posizionale è anche l'Inghilterra che però, a parte fissare l'ampiezza con Saka a destra e Trippier a sinistra, con il conseguente spostamento nel mezzo spazio di Foden ad associarsi con Belligham per favorire i movimenti profondi di Kane, ha messo in mostra ben poche giocate degne di nota. Il Belgio di Tedesco ha un'idea simile, con Carrasco schierato basso a sinistra ma effettivo esterno a tutto campo con Trossard spostato più vicino a Lukaku, ma la confusione, nonostante la presenza di De Bruyne, ha limitato i piani degli ormai ex "Diavoli Rossi". Anche la Svizzera può essere inserita nel filone posizionale, con i mezzi spazi occupati dai trequartisti Vargas e Ndoye, aiutati dai movimenti da sinistra verso il centro di Aebischer, così come l'Ucraina, ricca di talento e con esterni alti, come Tsygankov e Mudryk, chiamati a tagliare lasciando le corsie ai laterali bassi per associarsi al trequartista Sudakov e alla punta centrale Dovbyk, con uno dei due centrocampisti ad abbassarsi in difesa e Zinchenko a comportarsi da falso terzino.

Ci sono poi squadre difficilmente inquadrabili tatticamente, come l'Olanda, che passa dalla difesa a tre a quella a quattro con Aké che stringe e Dumfries che avanza, due esterni alti come Gakpo e Xavi Simmons e una punta, Depay, troppo più portata al movimento che all'occupazione dell'area (infatti il gol partita è arrivato con l'ingresso di Weghorst). Anche la Danimarca ha dimostrato di non avere troppe soluzioni di gioco nel suo 3-4-1-2, in cui le fasce laterali sono occupate solo dagli esterni di centrocampo e la manovra dipende quasi soltanto dal trequartista (Eriksen). Sempre simile a se stessa, e quasi unica nella sua struttura, è la Francia. Baricentro basso, iniziativa agli avversari e sfruttamento sistematico delle qualità individuali, soprattutto gli strappi in velocità di chi riesce a ribaltare l'azione (Theo Hernandez, Rabiot, Dembelé e, soprattutto, Mbappé). Fondamentale la presenza del redivivo Kanté a chiudere ogni buco, la posizione a metà tra il centrocampista puro e la mezza punta di Griezmann e lo scambio di posizione, tra la sinistra e il centro, tra Thuram e Mbappé. Organizzazione a livelli di squadre di club per Slovacchia e Austria. La squadra di Calzona si muove come un 4-3-3 classico, con cambi di posizione all'interno della catene laterali e principi "sarriani" (palla avanti, palla indietro e palla nello spazio), mentre quella di Rangnick segue le logiche delle squadre targate Red Bull (Salisburgo e Lipsia), con una sorta di 4-2-2-2 improntato su pressing e gegenpressing e velocità di esecuzione una volta recuperata palla. 

Tra le squadre cosiddette relazionali non si può non inserire l'Italia. Sulla carta schierata con un 4-2-3-1, la Nazionale di Spalletti attacca con un 3-4-2-1 che può essere letto come un 3-2-5, così come capitava con Mancini. Le differenze si notano soprattutto negli sganciamenti dei difensori centrali, Di Lorenzo e Calafiori, la ricerca nell'avvicinare il più possibile i giocatori in determinate zone di campo e l'ossessione nell'occupazione dinamica degli spazi, soprattutto con le "uscite" di Scamacca per favorire gli inserimenti di Frattesi e Pellegrini. Relazonale, da prima che esistesse questa definizione, è la Croazia, con il suo centrocampo rotante e le associazioni costanti tra i giocatori di maggior classe che però, con l'età, hanno perso in efficacia. Anche la Turchia di Montella è alla continua ricerca di combinazioni strette tra gli elementi più tecnici, e ce ne sono tanti, della sua Nazionale. Çalhanoglu, Güler, Kökçü, Yildiz e Yilmaz (centravanti chiamato a muoversi e a svariare su tutto il fronte offensivo) si associano naturalmente dando vita a situazioni pericolose dalla trequarti in su. Molto particolare il gioco del Portogallo. In pochi hanno una posizione fissa, a parte i centrali di difesa Ruben Dias, Pepe e Nuno Mendes, il regista Vitinha e Leao a sinistra. Cancelo e Dalot, gli esterni, stringono verso il centro del campo, Bernardo Silva può fare l'esterno destro come il trequartista o dare via all'azione, così come Bruno Fernendes diventare centravanti con Cristiano Ronaldo che arretra. Un tourbillon costante che serve a non dare nessun riferimento concreto agli avversari. 

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