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Ecco perché dopo lo shock Champions serve un secondo shock

Recuperare dalla delusione Ajax non sarà facile, a meno che...

di LUCA MOMBLANO
Ecco perché dopo lo shock Champions serve un secondo shock

A mente fredda, calcisticamente parlando, da dove proviene lo stato di shock del tifo bianconero dopo l’eliminazione contro i nuovi profeti del calcio di un calcio in grado di creare e smontare settimanalmente favole e miti? La risposta viene ben prima dell’estetica di questo gioco, di un Ajax al quale riesce tutto ciò che pensa e prova contro avversari che hanno pensato si potesse smettere di pensare. Un Ajax che se non vincerà la Champions, anche per le dinamiche naturali del mercato, verrà anche presto dimenticato: vedi Valencia di Cuper, Bayer Leverkusen di Toppmöller o lo strano caso del Monaco di Jardim anche senza finalissima. La risposta è scritta sulla copertina del nastro dei 180 minuti contro i ragazzi di ten Hag: vantaggio ad Amsterdam con Cristiano Ronaldo nel momento ideale, a un minuto dall’intervallo; vantaggio anche a Torino con Cristiano Ronaldo, a metà primo tempo. Risultato: eliminazione senza recriminazioni. Morale del risultato: lo shock non si è ancora consumato.

A tutto lo juventino più pessimista e scaramantico aveva pensato (e quando si parla di Champions esce dalla sua bocca ogni genere di spiegazione metafisica) tranne che questo potesse essere l’anno nel quale, nel momento topico, ci si potesse sentire impotenti. E’ un tipo di shock estremo, particolare, paralizzante. E’ un tipo di shock dal quale si recupera in fretta solo attraverso un secondo shock. Per la squadra funziona diversamente, i giocatori hanno spesso bisogno che non venga messo tutto in discussione. Per la società funziona ancora diversamente, e se questa società è la Juve ancora di più: non si fanno le scelte sulla base dei tifosi, non si protegge la comfort-zone dei calciatori.

La via al realismo di Agnelli lascia dunque aperto lo scenario di un Allegri 6.0 (il tecnico non ha un solo calciatore dello zoccolo duro che sia disposto a metterci la faccia per defenestrarlo), ma parallelamente elabora il secondo anno d.C. Tradotto: il secondo anno dei quattro, o forse tre, o magari due, con Cristiano è il più delicato per l’ambizioso discorso che unisce lato sportivo e lato economico del club. E in questo momento - a proposito di shock - fa già solo impressione pensare che sia Conte (tuttora ritenuto il numero uno nelle segrete stanze) che Mourinho (tuttora alla ricerca dello Special One perduto) ritengano di potersi prendere la panchina bianconera. Quello che si avvicina gradino dopo gradino a qualcosa che assomiglierà alla Superlega, è un calcio con poca fantasia e che può arrivare a sfidare ogni lato sentimentale. E come direbbe il saggio: se i soldi e la allure della Champions non fossero ormai tutto, chessò 25 anni fa, la tipica moderata fantasia sabauda porterebbe Gian Piero Gasperini ai campi della Continassa.

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