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Inter, non resta che fidarsi

A pochi giorni dalla partita che deciderà la stagione la vera domanda è con quale atteggiamento scenderanno in campo i giocatori

di LAPO DE CARLO
Inter, non resta che fidarsi

Manca poco ai titoli di coda del Campionato e quel senso di smarrimento, quella rabbia provata per una sconfitta troppo netta, hanno fatto posto alla speranza che l’Empoli sia tutto sommato battibile e che alla fine l’Inter ce la possa fare. Magicamente si sta di nuovo parlando solo di mercato, Conte, Spalletti, Icardi e solo nello sfondo si parla di questa ultima partita determinante, ma senza alcun allarme rosso, ritiro anticipato o mobilitazione, eccetto quella dei tifosi che affolleranno anche questa volta San Siro superando le 60.0000 presenze.

L’Empoli nelle ultime dieci partite ha totalizzato gli stessi punti dell’Inter (16) e ha ottenuto tre vittorie consecutive giocando partite in costante crescita, grazie al  3-5-2 di Andreazzoli che struttura la squadra con una maggiore rapidità della manovra e verticalizzazioni che la squadra non sembrava in grado di praticare fino a febbraio.

In difesa Maietta, Silvestre e Dell’Orco sono diventati più solidi ma non insuperabili, a centrocampo Di Lorenzo è in stato di grazia, Traorè sta dimostrando di valere un club da grandi ambizioni e Acquah è diventato un trascinatore. Caputo in attacco rappresenta un pericolo ma nel complesso l’Empoli ha un palleggio superiore a quello dell’Inter che, con Brozovic, trova una sponda nel solo Vecino. L’Inter diventa prevedibile ogni volta che il gioco confluisce ottusamente sull’irrimediabile passaggio all’esterno verso Perisic.

A destra Politano è l’unico che va via all’uomo e crea un diversivo. Manca da sempre Nainggolan, incapace di produrre le percussioni che invece gli riuscivano a Roma, così come non si riesce a servire correttamente le punte. Il dato più allarmante è che l’Inter segna poco su azione e accade proprio quando Perisic trova l’inserimento in area, in quei rari casi in cui la squadra aumenta l’intensità di gioco.

L’Inter tende anche per caratteristiche dei giocatori, a portare troppo il pallone e a dare il tempo ad ogni avversario di piazzarsi. Il possesso palla è sterile proprio per la lentezza esasperante nei movimenti imbolsiti dell’intera squadra. Il gioco ha dunque un suo canovaccio ma da mesi è praticato pigramente, senza partecipazione, anche prima del caso Icardi.

Non sono in grado di stabilire se ci sia un flusso di coscienza nei giocatori, in grado di percuotere il loro orgoglio. E certamente lecito aspettarsi una vittoria contro l’Empoli ma è altrettanto vero che le tre partite decisive giocate quest’anno a San Siro sono state tutte fallite, contro avversari non certo insuperabili come PSV, Eintracht e la Lazio in Coppa Italia. Si tratta di carattere, quello che l’ultimo avamposto della speranza, si augura di vedere in campo domenica sera.

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