OGGI CON SARONNI

Cuore tifoso Milan: c'era una volta Dollarumma

Gigio è diventato un muro maestro della squadra: in estate Raiola non ha fatto pressioni, ma la spalmatura dell'ingaggio non gli piacerà

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Com’è quel pezzo che ha vinto il Festival di Sanremo? Soldi, soldi, volevi solo soldi, ecco, quello lì, che andrebbe messo in sottofondo a qualsiasi trattativa con i giocatori, o meglio, con i loro procuratori. Una soundtrack che - fosse già uscita all’epoca - sarebbe stata perfetta per il polverone che si sollevò due estati or sono a proposito di Gigio Donnarumma.

Ricordate? La nuova “proprietà” cinese, il contratto in scadenza, la guerra tra Mino Raiola e Mirabelli, l’agente che in t-shirt e maglietta sbrindellata annuncia dalla sua cucina di Montecarlo che il portierone non firmerà e che è tutta colpa della società. In tutto questo, un ragazzo di 18 anni palesemente all’angolo, sballottato tra troppe parti in causa (famiglia compresa), esposto a una tempesta da cui non è riuscito a ripararsi anche e soprattutto perché a quell’età non sai cosa dire, e per quanto riguarda il fare hai troppa gente sopra.

L’apice - lo ricordiamo tutti - si toccò una sera agli Europei Under 21. Dietro la porta di Gigio apparve uno striscione messo lì dal Milan Club Polonia, “Dollarumma”, e a un certo punto della partita, pure un lancio di dollari posticci in sua direzione. Finì come sappiamo, vale a dire con un ricco rinnovo a 6 milioni annui a scadenza 2021: che, con i tempi folli del calciobusiness, è già praticamente dietro l’angolo.

Nel frattempo, Gigio è diventato un muro maestro del Milan, quelli che tengono in piedi le case. Rendimento alto, maturazione continua anche a livello tecnico e psicologico. Ovviamente è reduce da un’altra estate calda, di dubbi, ma stavolta non innescati dal suo procuratore, che - anzi - se ne è stato relativamente buono nel momento in cui a inizio mercato appariva abbastanza chiara la prospettiva di un sacrificio del numero 99 in cambio di soldi, molti possibilmente, che avrebbero finanziato la campagna acquisti di un Milan obbligato alla fessurina del salvadanaio.

Verissimo che offerte pesanti non ne sono pervenute: come tutti sanno, solo il Paris Saint Germain ci ha provato, ma accettare per Areola e 20 milioni sarebbe stato folle; e tuttavia, Raiola non ha minimamente accennato a un pressing sulla società o sul suo assistito (il contratto con i francesi sarebbe stato ancora più sostanzioso) per due motivi precisi. Il primo è la prudenza, l’attenzione ai rapporti con la nuova proprietà rossonera: Mino è furbo e sa come gira il mondo, distingue tra le ovvie difficoltà che può determinare la gestione del club in questo momento storico e le potenzialità, il peso, i rapporti del fondo Elliott. Il secondo è la volontà di Donnarumma, che conscio di avere ancora solo 20 anni (incredibile, eh?) vuole assolutamente rimanere al Milan, almeno ancora per qualche anno. Una squadra che sente sua, in cui sogna di andare avanti a tempo indeterminato, di essere bandiera.

Vede anche un progetto e altri interlocutori in cui crede: e infatti, la sua volontà per quanto riguarda l’imminente ripresa delle trattative per l’allungamento del suo rapporto col Diavolo è quella di spalmare parte dell’ingaggio attuale fino al 2024, venendo incontro a una politica societaria che è assolutamente portata alla sostenibilità e all’equilibrio sugli stipendi. Ecco, qui sì che, forse, Raiola si arrabbierà. Aspettiamoci una trattativa non facile (eufemismo), ma intanto bisogna un po’ tenersi stretto questo ragazzo grandi mani e cuore rossonero. E quello striscione polacco di due anni fa, può finire definitivamente nel cassonetto della memoria. 

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