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Il gioco della Juve è quello sul tavolo della Continassa

La Juventus, Amsterdam inclusa, ha vinto una partita delle ultime sei uscite ufficiali

di LUCA MOMBLANO
Il gioco della Juve è quello sul tavolo della Continassa

La Juventus, Amsterdam inclusa, ha vinto una partita delle ultime sei uscite ufficiali. Alcune tra queste gare sono passate in cavalleria, una in particolare (la trasferta di Ferrara) è stata cancellata - non solo giornalisticamente - prima ancora di essere giocata. Accadeva nei sei giorni che intercorrevano tra l’andata e il ritorno dei quarti di Champions, e il buonsenso ha condizionato scelte logicamente al ribasso. Allegri ha guardato all’obiettivo grosso, così come l’obiettivo campionato si è ufficialmente concluso attraverso l’unica vittoria della serie: 2-1 non poco sofferto contro la Fiorentina, allo Stadium, con Chiesa in vetrina e giusti festeggiamenti finali in campo.

Inter e Torino
a conti fatti, in tutti i sensi, sono state un complicato tentativo da parte della squadra di trovare ancora qualcosa dentro se stessa nonché due piccole spinte soliste di Ronaldo (non ce ne vorranno gli assistman Pjanic, al primo o secondo pallone in stagione toccato dentro l’area di rigore, e Spinazzola) a caccia di un simbolico e consolatorio primato nella classifica cannonieri. Perché questa rassegna? Perché il calcio è attualità e per lo juventino non è accettabile che l’attualità siano gli arditi dialoghi di Allegri con gli arditi che provano a cavargli fuori qualcosa di diverso dal vinile attaccato nei minuti successivi all’eliminazione (con sconfitta casalinga) patita contro ten Hag.

Così come l’attualità non sono le partite del passato, ciclicamente richiamate nel dibattito di fine stagione dai tifosi: Valencia, Juve-Napoli, Manchester, Madrid, Juve-Atletico. Il reale è che tutto ciò è ampiamente archiviato, già ampiamente messo nel conto che la società presenterà a Allegri quando ci si siederà per davvero. Intanto però le diplomazie reciproche sono in azione ed esplorazione da tempo: Allegri non ha la squadra che vorrebbe (né per lasciare, né per restare a occhi chiusi) e chiede garanzie non solo tecniche ma anche economiche. Fa specie saperlo, ma è esattamente così e non facciamo finta di non sapere che il giochino nel calcio funziona così. E la Juventus società non è ingenua al punto da non sapere che al tavolo del gioco bisogna saper comandare il gioco. Buona settimana a tutti.

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