Ducati, atto di coraggio: all-in su Melandri

Il progetto della casa di Panigale è affascinante, ma deve essere vincente

di RONNY MENGO

Melandri, Foto LaPresse

Serviva una scossa e una scossa - arrivando - scuote tutto e tutti: nel bene, ma pure nel male. Nel male ha scosso Davide Giugliano e chi credeva in lui, nel bene deve prendere e far decollare la Ducati e con la Ducati tutta la Superbike che parla italiano. L'impresa è impegnativa e già solo per questo, molto interessante.

Avremo modo di parlare di aspetti tecnici, di anteriori solidi e di guide pulite, per ora l'attenzione è sui numeri, quelli chiusi in bacheca dai quali molti si augurano nasceranno i futuri. 19 vittorie e 49 podi significano che l'idea per vincere non è mai mancata, come ricordano in Aprilia, come ricordano in Bmw ma anche in Yamaha, senza contare tutto il trascorso nel Motomondiale dal titolo 250 in giù. C'è anche tempo per fare conoscenza con una Panigale ad oggi sconosciuta e potersi presentare a posto quando si inizierà sul serio. Servono pazienza e concentrazione, affinità tra le parti e capacità di smussare i difetti facendo decollare i pregi. Di moto e pilota.

Resta certamente un atto di coraggio da parte della squadra, una sorta di ultima spiaggia per vincere il mondiale, a rischio di scontentare - moltissimo - il 34 e - abbastanza - il numero 7, già che di rapporti particolarmente fraterni tra Davies e Melandri, ai tempi della Bmw, non si ha memoria. Non solo: farà parte dei fattori d'interesse anche il confronto tra loro due, vinto nel primo round del 2013 da Marco, classifica alla mano. I detrattori sono pronti a puntare il dito al primo inghippo tecnico, sussurrando gà da ora che le assonanze - tecniche - tra la Panigale e la Ducati guidata da Melandri in MotoGp non promettono niente di buono. Basta però guardare i nomi di chi ha tirato le fila, leggi su tutti Gigi Dall'Igna, per capire che le idee chiare, e magari qualche jolly in tasca, non mancano. Il progetto, da affascinante, deve però trasformarsi in vincente.

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