PRESENTATI I DATI

Torna a crescere il mercato della nautica: +21,3% in Italia nel 2015

Per Gianluca De Candia, dg di Assilea, "si comprano più barche, e un numero maggiore di persone con minor disponibilità si affaccia al settore". Italia al top anche per l'export

di Luca Rigamondi

Torna a crescere il mercato della nautica: +21,3% in Italia nel 2015

Il mercato interno della nautica torna a crescere dopo gli anni della crisi, con un aumento del 21,3% nel 2015, invertendo la tendenza registrata negli ultimi anni. Parallelamente, cresce anche il fatturato, con un +17,1% nel 2015 rispetto all'anno precedente: un dato decisamente migliore rispetto alle previsioni, che stimavano un +12%. E sale anche la produzione, che fa registrare un incremento del 15,6% rispetto all'anno precedente, spinta soprattutto dall'export (+16,4%) e, in misura minore, anche dal mercato italiano (+13,1%). "Per restare un'eccellenza del made in Italy - sottolinea però la presidente di Ucina, Carla De Maria - dobbiamo lavorare per far beneficiare le imprese dell'innovazione tecnologica". A confermare il trend positivo è lo studio "La Nautica in cifre", realizzato da Ucina Confindustria Nautica in collaborazione con Fondazione Edison. Il rapporto, presentato al Salone nautico davanti a Marco Fortis, vice presidente della Fondazione e consigliere economico di Palazzo Chigi, indica che al fatturato globale della nautica pari a 2,9 miliardi di euro, il mercato italiano ha contribuito con 950 milioni. Per l'Italia la produzione nazionale (550 milioni nel 2015), è cresciuta del 13,1%, generando l'1,75% del Pil nazionale e superando in valore i 2 miliardi, in aumento del +19% rispetto all'anno precedente. Secondo gli analisti la ripresa del mercato italiano "è un segnale molto importante, e conferma il risveglio della domanda interna e soprattutto il ritorno della fiducia dei clienti italiani".

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Cresce anche il numero di contratti stipulati in leasing, con un +44% nei primi cinque mesi del 2016 rispetto ai primi cinque mesi del 2015. "Ancor più significativa - spiega Gianluca De Candia, dg di Assilea - è la diminuzione del taglio medio del valore delle operazioni, passato da 1 milione e 800mila euro a 700mila nei primi otto mesi del 2015. Significa che si comprano più barche e che un numero maggiore di persone con minor disponibilità si affaccia alla nautica". Fra i più significativi dati dello studio emerge un importante indicatore relativo al commercio con l’estero: l’Italia si conferma la protagonista indiscussa a livello mondiale, detenendo il primato in termini di export delle unità da diporto entrobordo per l’anno 2015 con una quota di mercato del 23,7%, prima di Paesi Bassi (19,6%) e Germania (15,9%). L’Italia mantiene la leadership mondiale anche nella somma dei segmenti della filiera della cantieristica con il 16,3% di quota export. E il nostro Paese è al top mondiale per gli ordini di superyacht nel 2016, seguita dai Paesi Bassi e dalla Turchia. Per quanto riguarda la produzione, in Italia sono due i distretti maggiormente rilevanti nel settore: quello "Tirrenico" e quello "Adriatico", che coinvolgono in tutto 10 province e pesano complessivamente per il 61,1% del fatturato. In quello "Tirrenico" (che comprende le province di La Spezia, Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno) operano 567 imprese con un totale di 6.107 addetti, per un fatturato 2015 di 978 milioni ed esportazioni per 1.331 milioni di euro. Nel distretto "Adriatico", più piccolo ma comunque importante per la nautica italiana (comprensivo delle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Pesaro-Urbino e Ancona), operano 81 imprese con 2.272 addetti, per un fatturato 2015 di 371 milioni e un export per 299 milioni. In generale, nell'industria nautica italiana il comparto di maggior rilievo è quello della cantieristica quello di maggiore rilievo, con un fatturato 2015 di 1,8 miliardi, 1,6 dei quali generati dalle sole unità di nuova costruzione (+20%) e 207 milioni dalle attività di riparazione e rimessaggio. La produzione nazionale della cantieristica considerata nel suo complesso è collocata per l'86,4% sui mercati esteri (1.540 milioni di euro), in particolare extra UE assorbono (74,5% delle esportazioni nazionali per 1.149 milioni). Sul mercato italiano è stato collocato il rimanente 13,6% della produzione (243 milioni).

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