Dinho e Borriello, campioni ombra

Anche loro tra gli scudettati rossoneri

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MATTIA GULLO

Dinho e Borriello, campioni ombra

Triplice fischio. Il Milan è campione d’Italia. Urla e schiamazzi invadono la sponda rossonera del Naviglio. Una festa attesa 7 anni. Via lo champagne dal cestello, “sciabolate” e cori a oltranza. C’è chi sicuramente non canterà, non brinderà e non farà danze con maglie bagnate e lacrime di felicità, ma paradossalmente è scudettato negli albi tanto quanto Pato, Ibra e compagni. Milano è in festa, e a Roma e Rio qualche sms è sicuramente arrivato. Borriello e Dinho, a debita distanza, hanno comunque una fetta, se pur piccola, di tricolore da spartire. Una torta per due, meglio, un tortino. Un pasticcino per il centravanti in forza ai giallorossi, mezza crostata per il Gaucho.

Borriello, 6 anni in rossonero fra partenze e ritorni, ha giocato la partita d’esordio dei neo campioni d’Italia contro il Lecce. Match particolare per il partenopeo, fra gli 11 titolari ma con il trolley appoggiato a bordocampo e il biglietto per Roma nella tasca. 4 a 0 su tabellone. Quel giorno, però, gli occhi di San Siro erano sul gigante svedese in tribuna, venuto dalla Catalogna per soffiargli il posto con la promessa di “vincere tutto”.

Discorso diverso per Dinho. Il brasiliano ha collezionato 11 presenze nel campionato in corso senza riuscire a timbrare mai il cartellino delle marcature. Poco impiegato da mister Allegri, ha visto scemare in panchina il suo proverbiale sorriso, fino alla totale resa per manifesta superiorità dei compagni di reparto. In una calda giornata araba l’ex stella del Barça è fuggito in patria, regalandosi un carnevalesco finale di carriera. Da quel ritiro di Dubai il fantasista non è mai tornato. Accasatosi ai rossoneri del Flamengo Dinho ha vinto due coppe carioche. Da rossoneri a rossoneri, fra Brasile e Italia, “triplete” personale nel giro di pochi giorni.

Borriello e Dinho campioni d’Italia insomma. Non sarà certo la più bella storia che racconteranno ai nipoti, ma è storia, è calcio. E perché no, parte del premio scudetto.

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