Allegri, buona la prima

Subito vincente come Sacchi, Capello e Zac

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ALBERTO BRANDI

Allegri, buona la prima

Ce l'ha fatta anche lui. Italiano e al battesimo sulla panchina rossonera. Vincente alla prima occasione come Sacchi, Capello, Zaccheroni. Chiamati, arrivati e subito scudettati. Ancelotti, l'altro italiano dei 25 anni berlusconiani, subentrando a Terim non fece miracoli, ma alla sua prima stagione vera- la seguente 2002-2003- si portò a casa la Champions.

Vincente con la carta d'identità italiana, nel campionato dove hanno fatto cilecca tutti quelli col passaporto straniero chiamati da Berlusconi e Galliani: Liedholm, Tabarez, Terim e Leonardo. Ma il successo di Allegri non è solo questione di alchimie che funzionano, di tradizioni confermate o di semplici scaramanzie.

Allegri ci ha messo del suo. Tanto del suo. E' arrivato in punta di piedi con la patente di esonerato dal Cagliari. A fari spenti. E a riflettori oscurati il giorno della presentazione a Milanello. Doveva parlare lui, fu one man show del Presidente al quale l'uomo di Livorno dedicò sorrisi e cenni di assenso.

Dal giorno dopo si è conquistato la scena successo dopo successo. Alcune circostanze gli hanno risolto problemi di scelte e abbondanze. Ronaldinho si è consumato da solo rendendo più dolce l'addio da Berlusconi che credeva ancora in lui. L'onnivoro di presenze Ibrahimovic si è messo un po' in disparte con le squalifiche, Pato con i pit stop in infermeria. Così nella cattiva sorte sono stati evitati i musi lunghi di Cassano e Robinho che avrebbero rischiato qualche panchina in più.

Nell'altalenante gestione delle forze a disposizione si è trovato a creare una ventina di assetti diversi in attacco. Ma ha saputo renderli tutti producenti ed efficaci adattando il gioco della squadra alle caratteristiche degli uomini di prima linea. Il Milan ha avuto una faccia con Ibra e un'altra senza Ibra. Due Milan diversi, ma entrambi a target.

Non ha mai fatto il personaggio, ruolo per il quale non è tagliato. Non ha perso la calma quando si è trovato davanti allo scoglio delle squalifiche di Ibrahimovic, non è entrato in aperte polemiche con i colleghi, se non per un minimo battibecco col conterraneo Mazzarri.

Il dopo-Mourinho nell'albo d'oro del campionato è stato, insomma, appannagio di un anti-Mourinho nei modi. E di un perfetto anti-Inter sul campo. Allegri ha saputo trovare le armi giuste per battere i cugini nei due faccia a faccia da scudetto soprattutto gestendo l'ansia da rimonta che gravava sul gruppo prima del match di ritorno. Due derby, due vittorie, in quasi totale serenità, senza eccessivi stress.

E' riuscito a farsi seguire da tutti, nello spogliatoio non ha fatto proclami, rivoluzioni. Nessun "o con me o contro di me".

Lui lo scudetto l'ha vinto in punta quasi insilenzio. Comunque senza dar fastidio a nessuno. E soprattutto per questo gli dedichianmo il nostro applauso. 

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