Conte, l'uomo che sa solo vincere

Il suo segreto in tre episodi: Vucinic, Giovinco e il silenzio stampa

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ALBERTO GASPARRI

Conte abbraccia la sua Juve (IPP)

E' arrivato, ha visto e ha vinto. Sempre. Antonio Conte sulla panchina della Juve, dove, in realtà, non è mai seduto, ha fatto quello che prima non era riuscito ad alcun altro tecnico bianconero: cucirsi al petto tre scudetti in altrettante stagioni e stabilire record su record. In campo nazionale il suo bilancio è ineguagliabile. L'ex centrocampista pugliese è stato in grado di dare a una squadra, presa quando era allo sbando, un gioco che in Italia mancava da tempo, sicurezza nei propri mezzi e una fame che pare non avere fine. Confermarsi è sempre più difficile che vincere, riuscirci per tre volte consecutive è impresa per pochissimi grandi. Ma in questi tre anni anche lui, Conte, è cambiato moltissimo e questo campionato lo ha confermato più che mai. Magari non tanto sotto l'aspetto tecnico, visto che ha continuato nel suo credo del 3-5-2 anche quando il palcoscenico europeo forse esigeva qualche cambiamento. Però, dell'allenatore bellicoso e "attaccabrighe", che si lamentava per un rigore non dato dopo il 4-1 sul Parma al suo esordio alla guida della Vecchia Signora, è rimasto poco. Almeno all'apparenza.

Le prime settimane del campionato, addirittura, sono state quasi "soft". Nel senso che, vuoi per le voci sul suo futuro lontano dall'Italia, vuoi per i riflettori puntati sugli acquisti più o meno azzeccati, Conte è apparso meno cattivo del solito. A bordo campo, a Vinovo e davanti ai microfoni. Quasi appagato, distratto. Poche dichiarazioni taglienti, nessuna (o quasi) lamentela su episodi arbitrali avversi, qualche sorriso in più e ammissioni di colpa poco confacenti al suo Dna. Niente di più sbagliato. Sotto la cenere covava la stessa voglia e determinazione di sempre, che si poteva intuire nella difesa a oltranza della squadra dalle critiche dopo un avvio un po' al rallentatore. Nessuno tocchi i suoi uomini, quelli pronti a morire per lui. E viceversa.

Proprio questo è sempre stato il vero segreto dell'era Conte. Che si può riassumere in tre episodi fondamentali, capaci di sintetizzare una stagione, questa, ancora a tinte bianconere. Il primo, a fine gennaio, quando a pochi giorni dal fallimento della trattativa che avrebbe dovuto portare Vucinic all'Inter e Guarin a Torino, ha fatto quello che in pochi avrebbero avuto il coraggio di compiere: gettare subito nella mischia il montenegrino proprio nel finale del derby d'Italia a Torino. Un gesto che ha consentito al giocatore di sentirsi di nuovo parte integrante del gruppo, ai compagni di non perdere fiducia in un elemento comunque importante e alla gente juventina di continuare a sostenere chi rischiava di essere accusato di alto tradimento. Più o meno quanto capitato con Giovinco. Il 16 febbraio, al momento della sostituzione durante la sfida col Chievo, una bordata di fischi ha travolto la Formica Atomica. Alla quale è scappato un "vaffa" plateale. Conte ha immediatamente abbracciato il suo giocatore, mandando a quel paese il pubblico dello Stadium. In quanti lo avrebbero fatto, oltretutto non certo per un titolarissimo, rischiando di inimicarsi il popolo bianconero? In pochi, forse soltanto lui. E alla fine, visto l'apporto di Seba nello sprint tricolore, ha vinto ancora Conte. Uno che non ha mai avuto bisogno di troppe parole per farsi seguire, che si tratti di giocatori, società o tifosi. Perché ha sempre preferito i fatti, tanto da decidere un silenzio stampa che non aveva precedenti. Basta conferenze prepartita per quasi tre mesi. Almeno fino a quando il duello con la Roma non si è spostato anche sul piano dialettico. Allora ha accettato la sfida con Garcia, per non lasciare la sua Juve, i suoi calciatori, indifesi. Ecco, questo è Antonio Conte. Un condottiero.

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I VOSTRI COMMENTI

murano35 - 05/05/14

Complimenti a tutti gli Juventini e un grande a Conte....forza Milan sempre

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gianni bianconero - 04/05/14

c'e' da fare un applauso a questi ragazzi che credo abbiano dato davvero tutto facendo qualcosa di storico: la ferocia, la corsa generosa e l'abnegazione di questa squadra e' superiore alle altre che ho visto, giocatori uno a disposizione dell'altro sempre, uniti a compensare insieme i limiti individuali..quasi commovente :D e questo grazie ad un mister eccezionale. Grazie Presidente.

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