Juve-Milan, un duello senza fine

Da luglio a marzo le sfide in campo

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(LaPresse)

Quando con qualcuno non ci vai d’accordissimo, quando non ci sei particolarmente amico, quando c’è qualche screzio, è meglio incrociarsi il meno possibile. Juventus e Milan hanno invece battuto la strada contraria. Per sei volte, le due magnifiche nemiche hanno dovuto incrociare i tacchetti da luglio a marzo in un crescente rumore di polemiche e sgarbi, una tensione sfociata in un gelo che fa sembrare oggi tremendamente lontana la santa alleanza costituita tra i due club ai tempi della Triade bianconera. Sei incontri, anzi, cinque e mezzo, con il “mezzo” è riferito ai 45 minuti del trofeo Tim, che il 18 agosto scorso diedero il via ai round biancorossoneri. 

Lì, a Bari, era stato generato l’embrione del sospetto che l’ennesima rivoluzione Juventus, targata Antonio Conte, potesse diventare una cosa bella. In un tempo, 2-1 in rimonta al Milan, passato in vantaggio con Cassano e sorpassato da Vidal – alla sua primissima apparizione in bianconero – e Matri. Calcio d’agosto, si disse, tant’è vero che tre giorni dopo, a San Siro, il tradizionale Trofeo Berlusconi si colorò di rossonero. Conte era ancora settato sulla modalità 4-2-4: Boateng e Seedorf gelarono Buffon in un primo tempo in cui il Milan sembrò ridimensionare, da subito, le ambizioni juventine. Nella ripresa, con in campo mastro Del Piero, le cose andarono meglio per la Signora, in gol con Vucinic. Ma la vittoria andò al Diavolo e subito, qualche juventino, si ricordò della scaramanzia per cui il perdente dell’aperitivo berlusconiano poi banchetta con lo scudetto. 

Che le cabale potessero tramutarsi in realtà lo si capì al primo appuntamento ufficiale. Juventus Stadium, 2 ottobre, sesta giornata di campionato, esterno notte stile posticipo. Conte, che nel frattempo ha già trovato la quadratura del cerchio con Vidal e Marchisio ai fianchi del cervello Pirlo, dà una lezione di calcio ad Allegri. Il Milan non è mai pericoloso e il suo principale merito è quello di tenere duro fino a 4 minuti dalla fine del tempo regolamentare: poi il bum-bum del “Principino” Marchisio scrive il 2-0 finale su cui c’è poco da eccepire. E’ una vittoria che risulterà fondamentale per il cammino di Madama, per la questione degli scontri diretti, ma soprattutto per la convinzione nei propri mezzi che infonderà nel gruppo. La stagione va avanti, la Juventus non perde mai, pareggia spesso, tiene la testa della classifica ma vede il Milan negli specchietti. Comincia anche la Coppa Italia, quella delle big, e finisce che le duellanti – collocate nella stessa fetta di tabellone – si incrocino in semifinale, l’unico turno della manifestazione non previsto in partita unica. A causa della dilatazione delle date dei match (andata l’8 febbraio, ritorno il 21 marzo), come imbottitura del sandwich ci sarà il ritorno di campionato, assurto a partita-scudetto: alè. Si comincia allora in una ultragelida serata di S.Siro, il mercato di gennaio è appena finito ed evidentemente la Juventus ha lavorato meglio, visto che è il cavallo di ritorno Martin Caceres a decidere con una sorprendente doppietta la prima sfida di Coppa: 2-1 per la Signora con inutile zampata di El Shaarawy per i rossoneri. Un bel viatico psicologico in vista della grande sfida del 25 febbraio, sesta di ritorno, ed è il MilanJuve che conta, perché in ballo c’è un gran pezzo di tricolore. Allegri precede Conte di un punto, ma la Juventus deve recuperare una partita. Il +1 iniziale diventa +4 quando Nocerino, sfruttando un erroraccio di Bonucci, batte Buffon, poi, al 25’, la scena madre del film: la capocciata di Muntari respinta da Buffon abbondantemente oltre la linea, il possibile 2-0 milanista che, col passare dei minuti, si tramuta nell’1-1 finale siglato dal gol di Matri. Nel dopopartita, comincia il tormentone che non ci ha ancora abbandonato, vale a dire quello delle proteste rossonere, del peso dell’errore di Tagliavento e del guardalinee Romagnoli: a Milano si parla di campionato falsato, a Torino – Conte dixit – ci si annoia, a certi discorsi.

Le scorie del controverso match-scudetto provocano conseguenze sull’ultimo rendez-vous, che è quello del 21 marzo allo Stadium, per il ritorno di Coppa Italia. Il Milan ha preso leggermente il largo in campionato, dove conta su 4 punti di vantaggio; inoltre, è atteso dal difficilissimo doppio confronto col Barcellona in Champions. Abbastanza, insomma, per non puntare tutte le fiches sul tavolo di Torino, dove, tra l’altro, serve un’impresa visto l’1-2 dell’andata. Allegri e la società, invece, ritengono che l’eventuale qualificazione, oltre a tenere in corsa il Diavolo su tutti i fronti, infliggerebbe uno schiaffo psicologico notevole alla Juve e a Conte, ancora imbattuti. Scendono in campo Ibrahimovic e Thiago Silva benché acciaccati. il primo alza bandiera bianca al termine del primo tempo, l’altro combatte stringendo i denti per 120 minuti. Sì, perché la missione del Milan rischia di riuscire: Del Piero fa impazzire i suoi fans, poi i gregari Mesbah e Maxi Lopez ribaltano il risultato di San Siro. Nei supplementari, è Vucinic a rendere vano il tentativo di destabilizzazione rossonero pareggiando e spedendo la Juventus alla finale di Roma. Thiago Silva, il sabato, gioca contro la Roma e si rompe definitivamente. Il Milan, senza il suo leader difensivo, esce dalla Champions e crolla contro la Fiorentina, lasciando via libera alla corsa dei rivali. Vittoria juventina su tutti i fronti, insomma: il bilancio, tutto compreso, parla di 3 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta in una gara non ufficiale. Al Diavolo, non resta che consumare il pasto di amarezze con contorno di recriminazioni. A Milanello non resta che aspettare l’estate, la giostra che ricomincia a girare da quella “mezza” partita del Trofeo Tim. E l’anno prossimo, potrebbe esserci anche la possibilità di un incrocio pericoloso sulle vie d’Europa, in Champions League. Per continuare la storia – tornata tesa – di JuveMilan.

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