MOTOGP

 Nulla sarà più come prima: il Mondiale più anomalo di sempre apre le porte al futuro 

Sorprese e delusioni di un Mondiale che, complice il forfait di Marc Marquez, ha segnato una svolta nei rapporti di forza tra campioni affermati e piloti emergenti

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Il via della MotoGP 2021 dista appena meno di tre mesi: nei piani dell'organizzatore Dorna il primo semaforo  è infatti quello del GP del Qatar del prossimo 28 marzo sulla pista di Losail, tappa inaugurale di una stagione che allinea già moltissimi temi, che naturalmente scaturiscono dall'esito di uno dei campionati meno "globali" di sempre e da una caccia al protagonista assoluto (scattata dal forfait di Marc Marquez), che alla fine ha premiato Joan Mir e la Suzuki. 

La nostra rivisitazione - in chiave 2021 - del Mondiale andato in archivio lo scorso 22 novembre a Portimao  parte proprio dalla missione più difficile in assoluto: quella che attende il neocampione maiorchino. Riconfermarsi sul tetto del mondo sarà molto difficile per Mir e per la stessa Suzuki. La storia del motociclismo insegna che imprese simili punteggiano gli albi d'oro ma difficilmente aprono un ciclo vincente. E questo a prescindere da... Marc Marquez, da tempi e modi del rientro alle gare dell'otto volte iridato.

Il punto di domanda più grande che il 2020 lascia in eredità al nuovo anno consiste proprio nella possibilità di rivedere Marc in azione sin dal via della nuova stagione, visto che un alone di mistero continua a circondare le sue reali condizioni. Come detto però una riedizione del "mucchio" selvaggio" che si è dato battaglia per approfittare dell'assenza del "cannibale" difficilmente vedrà Mir di nuovo campione. Yamaha, Ducati e KTM non possono permettersi di mancare una seconda chance e la Honda stessa deve farsi trovare pronta, a prescindere da Marquez.

Ad attendere con impazienza il via del Mondiale è intanto Franco Morbidelli. Dopo i primi due GP a Jerez de la Frontera (vinti dal compagno di squadra Fabio Quartararo), il nostro sembrava destinato ad un ruolo marginale. Invece l'italobrasiliano ha messo in mostra una crescita di performance e di personalità inversamente proporzionali al calo del "Diablo" e tale da portarlo - nella fase culminante della stagione - a pareggiare i conti con il francese in termini di vittorie (tre a testa) , trovando una straordinaria continuità di rendimento che lo ha portato al secondo posto finale, staccato di tredici soli punti da Mir ma "comodamente" davanti all'altro pilota Suzuki Alex Rins. Il catalano, da parte sua, può solo recriminare, visto che - prima del via del Mondiale - il ruolo di pilota di punta della Suzuki era indiscutibilmente suo... Un intoppo non da poco per la carriera di Alex.

Podio finale a parte quindi, Rins finisce dritto nella lista i piloti (e squadre) che hanno mancato quest'anno un'occasione.. imperdibile. Un elenco del quale fanno parte anche Andrea Dovizioso e la Ducati, separati in casa per buona parte della stagione. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il binomio formato dal forlivese e dalla Rossa di Borgo Panigale aveva chiuso nelle ultime tre stagioni il Mondiale alle spalle di Marquez... Ducati ripartirà da un coppia di piloti (Jack Miller e Francesco "Pecco" Bagnaia), prelevata in blocco dal proprio team satellite Pramac. Se non altro un buon esempio di "vivaio" che cresce fino a meritarsi una chance di massimo livello e... pari responsabilità. Anche per l'australiano ed il piemontese quindi un 2021 "decisivo".

Come e forse più ancora della Ducati ha deluso Yamaha, o meglio il team factory della Casa di Iwata, con un Maverick Vinales regolare al traguardo (ed in zona punti) ma una sola volta vincitore ed alla fine solo sesto: il suo peggior piazzamento nella MotoGP dopo il dodicesimo del 2015, al debutto nella premier class. nel 2021 Maverick (del quale si ricorderà a lungo il numero altamente acrobatico dell'abbandono in pieno rettilineo della propria M1 "sfrenata" a Spielbeg) avrà a che fare con un teorico ruolo di pilota di riferimento del team ma un compagno di squadra "ostico" ed in ascesa come Quartararo, al di là dell'involuzione accusata quest'anno.

Promosso nel team ufficiale Yamaha, Fabio prende il posto di Valentino Rossi che lascia quella che è stata per quindici degli ultimi diciassette anni "casa sua"  ma si sposta appena più in là, per montare il sella alla M1 del Team Petronas appartenuta fino a poco più di un mese fa al francese per una nuova sfida che potrebbe addirittura consentirgli di migliorare il suo "score" 2020 (quindicesimo della generale ed un solo podio) ma lo vedrà a diretto confronto proprio con... l'allievo Franco Morbidelli e con l'evidenza di una storia personale ricchissima (addirittura sfarzosa) a livello di successi sportivi ma inevitabilmente destinata ad un cambio di prospettiva: quello che vedrà il Dottore frequentare piste e paddock della MotoGP in un altro ruolo. Diciamo così meno ludico e adrenalinico. Per il quale Valentino ha da tempo preparato il terreno. L'auspicio è che il capitolo finale contenga qualche "citazione" dagli anni migliori di una carriera inimitabile.

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