Da Brabham a Gresini: quanti ex piloti diventati team manager

Vale Rossi è solo l'ultimo di una serie di campioni passati dalla pista alla scrivania

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ALBERTO PORTA

Kenny Roberts

Dal manubrio, o volante se preferite, al ponte di comando di un team. Campioni del mondo che ci hanno provato, tanti. Tra le quattro ruote, c'è addirittura il caso di Jack Brabham, campione del mondo di Formula Uno nel 1966 con la vettura che portava il suo nome. Non vide coronato il suo sogno di diventare campione Bruce McLaren, ma dopo la sua morte, avvenuta nel 1970, le sue vetture cominciarono a collezionare titoli. Tra le due ruote, il campionissimo Giacomo Agostini può vantare oltre ai 15 mondiali conquistati di persona altri tre nella 500 con il californiano Eddie Lawson.

Kenny Roberts, esaurito il tris iridato nella massima categoria, fondò il proprio team, che in bacheca ospita le tre corone di Wayne Rainey nella 500 e quella di John Kocinski in 250. Lo stesso Rainey, dopo l'incidente del 1993 a Misano che lo costrinse sulla sedia a rotelle, si mise in proprio portando in gara le Yamaha 250 e 500. E' dal 1997 invece che Fausto Gresini, due volte campione del mondo della 125, gestisce un team che vanta due titoli mondiali, 250 nel 2001 con Daijiro Kato e Moto2 nel 2010 con Toni Elias, oltre ad una lunga lista di vittorie in MotoGP. Un altro re delle piccole cilindrate, Jorge Aspar Martinez, quattro volte iridato, è passato dalla sella al muretto dei box per dirigere la squadra che, come quella di Gresini, è impegnata in tutte e tre le categorie del motomondiale. Il team valenciano ha conquistato quattro titoli, tutti nella 125, con Alvaro Bautista, Gabor Talmacsi, Julian Simon e Nico Terol.

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