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Zoff rialza la Coppa del Mondo: "Fu un trionfo per tutta l'Italia"

"Di quel giorno resta un trionfo per tutta l'Italia. Portare il nome del nostro paese nel mondo con grandi prestazioni sia sportive che etiche". Lo dice il capitano dell'Italia campione del mondo 1982, Dino Zoff, alla consegna dei Collari d'oro al Coni.

Quando Dino Zoff alza nuovamente al cielo la coppa del mondo vinta nel 1982 in Spagna l'applauso della sala parte spontaneo. A 35 anni di distanza dalla magica notte del Bernabeu i membri di quella Nazionale capace di compiere la storica impresa vengono premiati dal Coni con i Collari d'oro, la massima onorificenza sportiva. Un gruppo titanico e molto unito ancora adesso tanto da avere una chat su whatsapp gestita da 'Spillo' Altobelli che ogni giorno sveglia i compagni con una foto dell'epoca. Tutti sul palco davanti alle massime cariche sportive ed istituzionali. Tutti in vestito scuro, tranne l'istrionico Ciccio Graziani che indossa uno sgargiante gessato grigio. Con loro anche la figlia del compianto Enzo Bearzot.

"Di quel giorno resta un trionfo per tutta l'Italia. Portare il nome del nostro paese nel mondo con grandi prestazioni sia sportive che etiche", dice capitan Zoff prendendo la parola per primo. Fra gli uomini simbolo di quella nazionale c'e' anche Marco Tardelli, con il suo urlo che ancora oggi è un simbolo di esultanza per tutto il mondo del calcio a livello planetario. "Il gesto bello è stato il gol, poi il resto era quello che usciva dal cuore", dice. Pronta la replica scherzosa di Altobelli.

"Tardelli dopo quel gol ha smesso di giocare - dice sorridendo al collega ed amico - se io avessi dovuto festeggiare tutti i miei gol così avrei smesso cinque anni prima". Il goleador principe di quella spedizione fu però Paolo 'Pablito' Rossi. "Quel mondiale è stata una cosa irripetibile. È stata una vittoria del gruppo e senza gruppo non si va lontano. La cosa che mi ha reso più orgoglioso non sono tanto i gol quanto il vedere lo stadio pieno di bandiere italiane che sventolavano mentre facevamo il giro con la coppa. Un grande senso di appartenenza".

Parole che evocano ricordi emozionanti. "Io - racconta il presidente della Fifa Gianni Infantino - mi trovavo a Domodossola con la famiglia, i parenti e gli amici. Eravamo in cinquanta in un salotto, l'unico dove c'era la televisione a colori a fare un tifo sfrenato per quegli eroi". "Quando l'Italia vinse il mondiale 1982 andammo tutti in strada a fare festa - gli fa eco il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. "Mi piace ricordare la squadra ma essendo juventino ricordo Gaetano Scirea in modo particolare. Ha vinto la squadra, ha vinto l'Italia. E ricapiterà".

Parole che sono un assist per il 'battutista' Graziani che subito lo incalza: "Presidente - dice sorridendo - fino ad oggi facevo fatica a trovarle un difetto. Oggi l'ho trovato, è juventino". Risate e strette di mano per un gruppo di uomini che ha fatto la storia dell'Italia sapendo anche non prendersi mai troppo troppo sul serio e che fu capace di conquistare tutti anche grazie alla sua spontaneita', come testimoniato dall'indimenticabile partita di scopone sull'aereo di ritorno fra il presidente della Repubblica e Dino Zoff da una parte ed il duo Causio-Bearzot dall'altra, con tanto di discussione fra gli 'sconfitti' Pertini-Zoff per una giocata del portiere non gradita dal capo dello Stato.

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