Nico campione, ma i conti non tornano

La stagione firmata Rosberg è stata alimentata dalla politica del sospetto

di LUCA BUDEL

Nico campione, ma i conti non tornano

Siamo ancora alle prese con una storia ispirata al nome del padre. Prima di Nico ci riuscì Damon Hill, 1996 l’anno. La differenza sostanziale è che vent’anni fa Hill riuscì a battere un compagno di squadra sopravvalutato come Jacques Vileneuve al volante di una Williams che - come la Mercedes - apparteneva ad un’altra categoria. Nico invece ha battuto Lewis Hamilton, pilota da inserire tra i più forti di sempre in questo sport. Rosberg c’è riuscito in virtù delle sue qualità di ottimo pilota, non un fenomeno, che ha saputo comunque comprendere e sfruttare a proprio favore i punti deboli del vicino di box, conquistando nel frattempo le simpatie di una squadra che ha sede in Inghilterra ma consiglio di amministrazione e cassaforte in Germania. Non si tratta affatto di un aspetto secondario, appurato il fatto che con il marchio in questione Nico condivide la nazionalità.

Qui si apre la parentesi dedicata alla politica del sospetto, qualcosa che per Hamilton rappresenta più di una parentesi. Lewis lo ha buttato lì in svariate occasione e alla vigilia dell’ultima esibizione ha addirittura anticipato che racconterà tutto ciò che è accaduto in un libro che scriverà in futuro. Provocatorio oltre il limite poi il suo atteggiamento in gara. Ha tenuto un ritmo deliberatamente basso, non ha rispettato gli ordini della squadra di rimettersi a tirare, ha cercato in ogni modo di far rientrare Vettel e Verstappen per avvicinarli il più possibile alla scia di Rosberg. Un atteggiamento che sottolinea la rottura pressoché definitiva tra Hamilton e la Mercedes. Un approccio che ha disturbato il finesettimana della Mercedes, ma fino ad un certo punto. La squadra dispone infatti di una macchina nettamente avanti rispetto al resto della concorrenza, macchina con la quale almeno 5 piloti avrebbero potuto vincere il mondiale quest’anno, a parte Rosberg e Hamilton. Segno che Lewis ha il coltello in mano dalla parte della lama e deve accettare, assieme al ricco ingaggio, le eventuali scelte politiche della casa. I numeri raccontano quanto segue. 12 pole position di Hamilton contro le 8 di Rosberg, 10 vittorie di Lewis contro le 9 di Nico.

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