Nico campione dopo papà Keke: storie di figli d'arte

Quello dei Rosberg è solo l'ultimo esempio di famiglie da corsa: da Ascari a Verstappen e Villeneuve

di LUCA BUDEL

Nico e Keke Rosberg (IPP)

Seguire la linea tracciata da papà è spesso il destino che tocca ai figli di chi, tramite il successo nello sport, ha collezionato trionfi e incrementato il conto in banca. Nico Rosberg appartiene ala categoria, anche se con Keke pare avere solo il cognome in comune. Il padre era conosciuto per la sua aggressività sull’asfalto, il figlio ha sempre dato l’impressione di un approccio più lucido e riflessivo. Di fatto, dopo Graham e Damon Hill, sono da oggi la seconda dinastia capace di salire lassù in un mondiale di Formula 1. Keke lo fece nella tormentata stagione 1982, quella che ricorderemo per sempre per la scomparsa di Gilles Villeneuve nelle prove di Zolder e per l’incidente che a Hockenheim mise la parola fine alla carriera di Didier Pironi. Rosberg sr. Si aggiudicò il titolo con una vittoria appena. Impresa riuscita prima di lui solo a Mike Hawthorn nel 1958 con la Ferrari. Nico lassù ci è arrivato con un percorso molto più complesso e con un compagno di squadra, Lewis Hamilton, considerato tra i più forti di sempre in Formula 1.

Ascari è il cognome precursore nel passaggio di testimone tra padre e figlio in questo sport. Negli anni ’20 la stella di papà Antonio si spense troppo in fretta. A raccogliere l’eredità fu Alberto, due volte campione del mondo con la Ferrari e ultimo pilota italiano capace bell’impresa. Come detto, Damon Hill è stato il primo a ristampare il cognome della casa sulla coppa più importante. Ci riuscì nel 1996, 28 anni dopo papà Graham, interrompendo la primo capitolo dell’era Schumacher. Alla galleria dei cognomi di successo appartiene Villeneuve. Papà Gilles non vinse mai un mondiale, ma le sue imprese restano nella memoria degli appassionati più del titolo vinto da Jacques praticamente a spasso sulla Williams. Tocca poi ai papà campioni e ai figli bidoni. E’ il caso di Michael Andretti che non ha lasciato tracce del suo passaggio in F.1, a parte l’unico podio a Monza nel 1993, macchiando in qualche modo la leggenda del padre Mario. Peggio ancora è riuscito a fare Nelsinho Piquet, protagonista dello scandaloso incidente pilotato di Singapore. Alla categoria di padri e figli ormai dimenticati appartengono i Fittipaldi (Wilson e Christian) i Winkelhock (Manfred e e Markus) e i Nakajima (Satoru e Kazuki). Il presente ci racconta del trionfo di Rosberg ma anche di altri tre figli d’arte sulla griglia di partenza. Il fenomeno Max Verstappen, decisamente più dotato di papà Jos, Kevin Magnussen che per ora è stato evanescente come suo padre Jan alla fine degli anni ’90 e – sulla setssa lunghezza d’onda il suo compagno di squadra Jolyon Palmer, figlio di quel Jonathan che non ha mai brillato particolarmente negli anni ’80 conquistando qualche punto con la Tyrrell.

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