Il ritorno di Kubica ci fa sognare

Il test con la Renault è l'inizio di un ritorno al passato

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Andrà come un proiettile, come sa fare, e otterrà il posto che poi è suo, sempre stato il suo. Il test di mercoledì a Budapest è una partenza travestita da traguardo, una chiusura sprangata sui 6 anni che Robert Kubica ha vissutto acquattato, in attesa dell'attacco. E' una pazzia? Può essere. Pacifico, del resto, commentare che dopo un avviso della sorte come quello, dovresti chiudere, ma il fascino scintillante di tutta questa storia sta proprio qui. Nel fatto che per fortuna esistono dei matti come lui.

Per fortuna, persone fuori regola prendono e portano avanti progetti zuppi di follia e coraggio, che noi normali ci limitiamo a scrutare con un misto di invidia, riconoscenza e moralistico distacco. Sconfiggere paura e rischio per dichiararsi pronto a rientrare in un mondo fatto da sempre di paura e rischio. Quelli strani servono come l'oro a quelli in giacca, cravatta e agende da incrociare. Servono, come servono i romanzi, il cinema, come servono i sogni. Ora, per dire, il mio rischio maggiore in questo mercoledì di fine luglio a Cologno è quello di sprofondare nella retorica: tutto qui. Figurarsi come posso guardare uno come Kubica. Sono i fuoriclasse, i dannati, quelli che non si curano della paura di morire. Quelli che ridicolizzano ciò che noi chiamiamo passioni. Non so se per tutti possa essere un esempio, troppo sfacciata l'irriverenza verso la sorte: per me lo è. Un combattente, più forte del dramma incassato. Che ha annusato nell'aria uno spiraglio, anche quando non c'era, aggrappandosi al punto da farlo nascere. Maledetta retorica. Insomma: vai Robert, schiaccia ca**o. Sei l'eletto per puntare al sogno di tutti noi. Ci sarà tempo poi, per pensare a cosa fare da grandi.

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