Il popolo rosso era finalmente pronto a una domenica di festa, ma il contatto subito dopo il via, che ha messo fuori gioco Vettel alla variante della Roggia, ha offerto l’antipasto di un menù indigesto per chi ha invaso Monza con ben altre aspettative. Quello con Hamilton è stato un normale contatto di gara. Viene semmai da chiedersi come la Ferrari abbia gestito la partenza.
Perché Raikkonen non ha ceduto la posizione alla prima variante? Perché in pochi chilometri è stato disperso il capitale accumulato in qualifica? Forse Kimi non è stato remissivo perché consapevole che il suo contratto non verrà rinnovato? In attesa delle risposte siamo alle prese con una certezza. Trattasi di Hamilton, l’unico pilota in grado di spostare gli equilibri, a prescindere dal potenziale della macchina. A Monza ha aggredito l’asfalto fin dai primi metri mettendo sotto pressione chi era davanti a lui. I fatti gli hanno dato ragione. Vettel si è ritrovato dietro, costretto alla rimonta, mentre Raikkonen si è dovuto arrendere più avanti.
Discorso a parte meritano le strategie. Della gestione Ferrari abbiamo parlato. Per quanto riguarda la Mercedes non è il caso di storcere la bocca o fare i moralisti per la comunicazione radio che ha indicato a Bottas di rallentare Raikkonen. Valtteri ha fatto il suo lavoro senza commettere scorrettezze e sicuramente è consapevole di essere un numero 2 senza alcuna speranza di fare il salto di qualità. Ma prima di scatenare moti di indignazione senza senso, ricordiamoci di un Gran Premio d’Austria del 20002, delle indicazioni reiterate ricevute via radio da Barrichello per far passare Schumacher, del plateale stop di Rubens sulla linea del traguardo.