La Superlega e una "torta" miliardaria

Secondo As il progetto, ufficialmente abbandonato, sarebbe ancora all'ordine del giorno e garantirebbe 900 mln a ciascun club. E su queste cifre (folli) Agnelli può sfidare Ceferin...

La Superlega e una "torta" miliardaria

È una partita complessa, che è appena cominciata e vale una montagna di soldi. Lo scrive Giovanni Capuano per Panorama riprendendo un'indiscrezione, particolarmente approfondita, dello spagnolo As. Il tema è la Superlega, progetto ufficialmente abbandonato ma in realtà sempre all'ordine del giorno e, soprattutto, il ricavo che il nuovo campionato garantirebbe ai club partecipanti: 900 milioni di euro! Tutto vero? Impossibile dirlo, dato che in ogni caso gli introiti dipenderebbero strettamente dalla cessione dei diritti televisivi. Quel che è chiaro, però, è che ciascun club potrebbe incassare più del triplo di quanto attualmente si porta a casa la vincitrice della Champions League. Una cifra enorme, insomma, che resta in fondo al rettilineo di una battaglia di potere che coinvolge l'Eca, la Uefa e, in piccola parte, la Fifa.

Il punto di partenza è piuttosto banale e si può riassumere brevemente: 1) l'Eca sta assumendo via via sempre più potere e ritiene di dover partecipare attivamente a tutte le decisioni più importanti del calcio europeo e mondiale (dai calendari, alle formule delle competizioni fino alla divisione della "torta"); 2) sempre l'Eca ritiene che gli incassi della Champions League siano troppo bassi rispetto, ad esempio, a quanto producono in giro per il mondo eventi anche singoli come il Super Bowl; 3) infine di nuovo l'Eca sostiene che a partire dal 2021, quando saranno venduti i diritti Champions per il triennio successivo, debba essere presa in debita considerazione la possibilità di adattare la competizione a Paesi, come Stati Uniti e Cina per dirne due, in grado di investire molti soldi e di garantire di conseguenza ai club introiti molto maggiori.

La guerra, in questo senso, non è aperta né annunciata, ma è nell'aria, anche se non c'è da nessuna parte né la sensazione, né tantomeno la volontà, di arrivare a uno strappo che sarebbe traumatico oltre che definitivo. In ogni caso trattasi di prova di forza, con tra l'altro sullo sfondo un'altra guerra, quella tra Stati Uniti e Paesi asiatici, appunto, con una serie di investitori pronti a sostenere una o l'altra fazione. Gli Stati Uniti, con la Relevant Sport, quella che già organizza la ICC, (di cui fa parte anche Ross, vi ricordate il miliardario dei Dolphins che era stato accostato al Milan?) come sponsor principale dell'Eca e, di conseguenza, dell'eventuale Superlega, e gli asiatici di Infantino e della Fifa con il loro Mondiale per Club allargato a 24 squadre. In mezzo, e in posizione tutt'altro che comoda, Ceferin e la Uefa che, annusata l'aria che tira, si è affannato per firmare un memorandum d'intesa con l'Eca per rinviare almeno al 2024 il terremoto e le sue conseguenze e arrivare alla riforma del sistema con più calma.

Facendo un passo indietro, e considerando fin qui prematuro (e forze azzardato) il progetto Superlega, è sufficientemente chiaro che la questione non sia chiusa qui e che, alla fine, si tornerà a parlare presto di suddivisione di soldi e potere e di calendari che potrebbero prevedere gare di Champions nei weekend e in orari fruibili in tutto il mondo. Con altre due questioni irrisolte: la revisione del Fair Play Finanziario (in fondo già annunciata dalla Uefa) e la possibilità, per ora remota, remotissima, forse impossibile, di mandare definitivamente in pensione la Uefa. Per non parlare della possibilità di dirottare in Paesi stranieri alcune partite (Figc e Lega Serie A stanno prendendo in considerazione di giocare per ora una gara in Cina). Perché non si tratterà magari di 900 milioni a ciascun club, ma la torta può ingrandirsi e le fette diventare più grandi per tutti.

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