Juventus, i motivi della disfatta in Champions League

Tanti infortunati, mentalità e gioco al risparmio e il boomerang Cristiano Ronaldo dietro al ko con l'Ajax

Ora che il danno è compiuto, in casa Juventus si iniziano ad analizzare le cause dell'eliminazione dalla Champions League per provare l'ennesimo cambio di rotta europeo in vista della prossima stagione. Si ripartirà da Allegri, questa l'indicazione societaria e dello stesso allenatore, ma anche il tecnico è sotto accusa assieme a condizione fisica, mentalità della squadra e al fattore Cristiano Ronaldo.

Juve, Ronaldo non basta: Ajax in semifinale

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CONDIZIONE FISICA E INFORTUNATI

Allegri lo ha ricordato dopo la sconfitta, per vincere la Champions serve arrivare in forma e con meno infortunati possibili al momento della fase ad eliminazione diretta. E invece la primavera bianconera è piena di cerotti: da Cristiano Ronaldo (recuperato in fretta e furia) agli acciaccati Emre Can, Rugani e Khedira fino agli infortunati Douglas Costa, Chiellini, Mandzukic e pure Perin, non si può dire che - nonostante il riposo a Ferrara - la squadra sia arrivata al momento decisivo lustrata a lucido. Senza contare l'annoso problema del giocare sotto ritmo, un'abitudine tutta italiana che salta immediatamente agli occhi ogni volta che una nostra squadra incontra una rivale europea: l'Ajax, ad un certo punto, sembrava ovunque sul campo.

GIOCO AL RIBASSO

La più grande critica rivolta ad Allegri dai suoi detrattori è da sempre quella della qualità del gioco, problema che il tecnico toscano ha spesso rimandato al mittente al grido di "per lo spettacolo c'è il circo, nel calcio bisogna vincere". Non è sbagliato pensare al risultato, gran parte della storia calcistica del nostro Paese pone le basi su questo, ma la sensazione avuta sia all'andata che al ritorno dei quarti (ma anche al Wanda Metropolitano contro l'Atletico Madrid) è che la Juve abbia rinunciato alla qualità per badare solamente al sodo: una differenza ancora più evidente quando giochi contro squadre come l'Ajax. In Champions quasi sempre arriva in fondo chi propone, non chi difende.

FORZA MENTALE

Il punto si intreccia con quello precedente. Se da un lato il gioco al risparmio rischia di abituare gli interpreti in campo a "speculare" sul risultato, dall'altro gli rende più difficile rialzarsi in caso di necessità. Prendiamo la doppia sfida contro l'Ajax, i bianconeri hanno preso gol quasi subito dopo essere passati in vantaggio accusando il colpo oltre ogni logica e perdendo il filo del gioco. Una brutta abitudine tra l'altro verificatasi anche contro la Spal, forse un senso di superiorità (in campionato) o di pericolo scampato (1-1 ad Amsterdam, subito 1-0 in casa: sembrava fatta) che risiede inconsciamente nella squadra.

BOOMERANG CR7

Il fattore Cristiano Ronaldo dà, basta vedere i numeri (5 gol nelle ultime tre partite, unico juventino a mettere la firma sia contro l'Atletico che contro l'Ajax), ma rischia pure di togliere. Nella prima parte di stagione la squadra sembrava giocare per lui, soprattutto quando i giocatori di qualità a suo supporto erano nelle migliori condizioni. Nel 2019 pian piano si è passati, complice la condizione fisica e un certo aumento della muscolarità in mediana, invece al "ci penserà lui". E lui, CR7, ci ha effettivamente pensato tante volte. Ma non può farlo sempre.

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