Roberto Carlos, questo è l'Anzhi

Freddo, povertà e scontri a fuoco

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Roberto Carlos con i compagni di squadra, dal sito ufficiale

Poteva cominciare meglio l'ultima avventura di Roberto Carlos, sbarcato due settimane fa nella sua nuova squadra, l'Anzhi di Makhachkala, con cui ieri ha esordito negli ottavi di finale di Coppa di Russia. Lo Zenit di Spalletti era l’avversario più ostico che potesse incontrare e infatti l’Anzhi, il piccolo ma ricchissimo club del Daghestan, ha perso 3-2. Roberto Carlos, in campo 90 minuti, ha finalmente capito dove si trova.

Durante la trattativa ho cercato qualche informazione su internet”, diceva due settimane fa, perché dell’Anzhi e della piccola repubblica federale chiamata il “Paese delle montagne” sapeva pochissimo. “Ho capito subito di trattare con gente seria, mi è piaciuto il progetto” ha detto Carlos, che a 37 anni suonati ha firmato un contratto di 2 stagioni e mezzo a 9 milioni di euro. Una scelta di vita e di portafogli, perché “i soldi – spiegava lui – sono uno stimolo, ma non l’unico”.

Quali siano gli altri, però, risulta ancora poco chiaro, visto che ‘Robertinho’ ha salutato il Corinthians a causa delle minacce di alcuni tifosi brasiliani - che lo incolpavano dell’eliminazione della squadra dalla Libertadores - ma si è trasferito in Daghestan, al cui confronto anche la vicina Cecenia appare un luogo sereno. Tanto che la sfida di ieri con lo Zenit è stata disputata a Groznyy e non a Makhalachkala che del Daghestan è l’impronunciabile capitale. Lì la situazione socio-politica è tutt’altro che tranquilla. L’80% della popolazione è disoccupata, la povertà dilaga e gli scontri tra ‘wahabiti’ islamici ed esercito russo non conoscono soste: l’ultimo attentato suicida risale a due settimane fa. Insomma il Daghestan non è il luogo più adatto per fare calcio in modo sereno.

Eppure sarà proprio in questo territorio freddo e martoriato che Roberto Carlos sconterà il suo particolare ‘buen retiro’. Soldi, tanti soldi per lui, e poco altro. Perché l’Anzhi, neopromosso in Russian Premier League, sembra avere altre ambizioni rispetto ai club russi che si affacciano al calcio europeo. Zenit, Cska, Lokomotiv, Dinamo, Rubin: sono queste le squadre che puntano a rinforzarsi anno dopo anno per partecipare – e possibilmente arrivare in fondo – alla Champions e all’Europa League, vinta due volte da una squadra russa nelle ultime sei edizioni. Ma c’è chi invece sta provando ad allestire un grande circo del calcio in Russia. Insieme a Roberto Carlos il presidente Suleyman Kerimov, 136° uomo più ricco del mondo secondo Forbes, ha cercato di piazzare la doppietta brasiliana, senza successo, con Ronaldo, facendo un pensierino anche a Gattuso, per il quale sarebbe stato previsto un ingaggio da pascià. E’ la stessa idea di calcio del ceceno Terek Grozny, club allenato da Ruud Gullit e anch’esso interessato a Ringhio. Una strategia di mercato che punta sui nomi d’impatto e svaluta i talenti fatti in casa, strapagando divi del calcio straniero a un passo dal ritiro.

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