Real-Juve: gli ordini di don Carlo e l'idea fissa di Buffon

Bruno Longhi svela i retroscena dello spogliatoio madridista. E qualche segreto di casa-Juve

12 Mag 2015 - 20:33
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Il Bernabeu si fa il trucco, prepara l’abito da sera per la supersfida  tra la Real casa di Spagna e la padrona assoluta del nostro calcio. Real Madrid-Juventus, non è una partita qualsiasi. C’è di mezzo la storia, quella di un club unico in Europa e nel mondo, costretto a portare a quota 11 il suo palmares di trionfi in Champions, per non ritrovarsi a fine stagioni a mani vuote.
E quella del club, più amato e allo stesso tempo più odiato dalle nostre parti, che ha già messo il tricolore in bacheca, che ha la possibilità di vincere la Coppa Italia e che in Europa è arrivato laddove nemmeno il più ottimista poteva immaginare.
Rispetto alla gara vittoriosa dello Stadium, Allegri ha in Paul Pogba una bocca da fuoco in più per tentare, come a Dortmund, di segnare quel gol indispensabile in uno stadio, il Bernabeu, dove le “merengues”centrano la porta avversaria ininterrottamente in Champions da 23 gare consecutive, più o meno da 4 anni. Un pericolo in più, ma anche un particolare sul quale riflettere e che inevitabilmente farà lievitare il margine d’attenzione dei difensori bianconeri.
Azzardare il pronostico non è facile. Essendo molto fragile la linea che delimita il confine tra le possibilità del Real, al quale basterebbe un golletto, e quelle della Juventus, capace all’occorrenza di mettere l’autobus davanti alla porta di Buffon, ma anche di rispondere con i suoi attaccanti ai tentativi di Ronaldo e soci.
Innegabilmente c’è ottimismo. Figlio delle sbadataggini difensive evidenziate dal Real a Torino. A tal proposito dallo spogliatoio delle “merengues”è emersa la verità sull’incredibile contropiede patito allo Stadium da cui è scaturito il rigore di Tevez, quando il risultato era ancora sull’ 1-1 e quindi favorevole agli spagnoli. L’ordine di Ancelotti era stato perentorio: "Sui corner, Kroos calcia, 5 vanno in area a saltare, due centrocampisti stanno al di fuori dell’area stessa, mentre Marcelo e Carbajal, debbono fermarsi a centrocampo per fermare l’eventuale contrattacco".
Marcelo non ha obbedito, è andato a calciare, e Carbajal si è trovato solo contro Morata e Tevez. Una situazione che ha costretto ingiustamente Ancelotti sul banco degli imputati. Ora è tempo di rimediare e sebbene lo stesso Ancelotti abbia predicato soprattutto pazienza per l’imminente gara di ritorno, l’ambiente dello spogliatoio è caricato a pallettoni dopo l’ingiusto 2-2 di sabato col Valencia. Partita in cui il Real è andato al tiro 26 volte, ha costruito 8 palle gol, ha colpito 3 pali, ha sbagliato pure un rigore. "Se quelli della Juve hanno visto la gara in tv -ha sibilato un santone del vestuario- sarebbero pazzi a non preoccuparsi.”
Buffon, per il quale Marcello Lippi ha pronosticato una notte di superlavoro, è avvisato. Ma non ce n’era bisogno. Sa benissimo cosa significhi giocare al Bernabeu, dove ha sempre perso e sempre subito gol. Ma il massiccio bagaglio d’esperienza lo mette al riparo dagli effetti del cosiddetto “miedo escenico”(definizione coniata a suo tempo da Jorge Valdano) la paura che questo stadio dalla storia infinita riesce spesso  a trasmettere agli avversari.
Lui , Buffon, vuole sfatare un tabù. Non per la legge dei grandi numeri. Ma molto più semplicemente perché Madrid, in fondo, è solo l’ultimo ponte sulla strada di Berlino. Per andare avanti, per esserci a Berlino dove aveva vinto il mondiale nel 2006.