Il peso di una società sulle spalle di un allenatore sta diventando insostenibile. La nostalgia del Moratti del lunedì
Dietro la crisi, Roberto Mancini. Discuterlo si deve, ma non si può: un paradosso oltre il quale è difficile capire come e dove risollevare l'Inter dal suo stato di crisi. L'Inter precipita, Mancio tace. E non si discute, appunto. E' al di fuori del solito schema, squadra che non funziona/panchina che vacilla. E' al di fuori di ogni ipotesi di ribaltone, che pure ha toccato Max Allegri a settembre, Mihajlovic fino a prova contraria, il Sarri dei primi approcci, Paulo Sousa un mese fa.
Cos'è questo? Un limite critico, della critica? O una necessità molto interista, degli interisti? Forse è questa -a tinte nerazzurre- la spiegazione. Perché quella di Mancini non è soltanto una panchina da allenatore, ma una poltrona multifunzione che va dal campo alla tribuna, dal mercato a più alte mansioni dirigenziali e di più. Perché riempie il "sentimento" che gli interisti, orfani di Moratti, hanno riversato su di lui: come un rassicurante rifugio dei bei tempi, nella speranza che tornino. Con buona pace di Erick Thohir e la stretta necessità del suo calcio-business.
E questo multi-Mancini è anche il limite strutturale dell'Inter 2015-16, la storia della stagione, l'illusione che si è spenta sotto Natale ed è precipitata nello sconforto del 2016. Era un'Inter brutta ma buona, tosta: quella degli 1-0. Oggi è un'Inter fragile, nella testa e nel fisico e in quella difesa che per un trimestre è stato un punto di forza, d'onore.
E' la foto di gruppo, a ben vedere è anche l'istantanea del Mancio cui si demanda tutto, e il tutto sta diventando troppo. Non si discute, appunto, perché non si può, perché oltre a Mancini la faccia dell'Inter non ha un tratto evidente e forse è questo il tassello che manca, quel "Moratti del lunedì", il Moratti decisionista che per 20 anni ci ha scortato, nel bene e nel male del mondo nerazzurro, per dare una scossa o per far capire dove si sbaglia, o anche per sbagliare.
Oggi è Mancini che deve elogiare/rimproverare/blandire/discutere se stesso: da una panchina presidenziale che è diventata troppo. Facendogli perdere la rotta e impedendogli di capire gli errori. L'augurio di riprendersi è scontato, ma al vertice dell'Inter ci vuole un guizzo: almeno di fantasia.