Non ho nulla contro Maurizio Sarri. Né come tecnico né tantomeno come uomo: apprezzo il primo e non conosco il secondo per poter esprimere un giudizio. E non scrivo certo per incensare il gesto di Roberto Mancini: ha fatto quel che ha ritenuto giusto e opportuno. Mi limito solo ad osservare che ha avuto un anomalo coraggio in un mondo decisamente omertoso.
Qui voglio solo replicare a chi oggi rispolvera dal passato più o meno remoto frasi del tecnico dell'Inter per denunciarne - ad arte - un atteggiamento ai tempi "molto meno intransigente".
Ecco, insomma, il solito giochino all'italiana: tutti colpevoli nessun colpevole. Stancante e nauseante. Il consueto atteggiamento: vince il tifo - di qualunque colore esso sia - mai la ragione.
Di grave, nelle parole di Sarri, c'è a mio avviso una sola cosa. Una soltanto e imperdonabile: considerare l'omosessualità un metro d'offesa. Punto e basta. E chi non lo capisce - o finge di non capirlo - continui a pure a rimanere nel Medioevo. A giocare a Guelfi e Ghibellini. Il mondo fortunatamente è andato avanti.