Bearzot, un genio della tattica

Quante mosse vincenti dal c.t. mondiale

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ANDREA COCCHI

Enzo Bearzot in panchina in Spagna con Cesare Maldini

Parlare dell’Italia del Mondiale ’82 da un punto di vista tecnico è abbastanza complicato per chi non è in grado di pensare a quell’estate di 30 anni fa senza farsi venire una lacrimuccia di nostalgia. Per chi, segnato da un evento epocale, ha passato la vita ad aspettare che arrivasse un Paolo Rossi a risolvergli tutte le situazioni complicate dell’esistenza. La vittoria azzurra a Spagna ’82, comunque, non è un miracolo. E’ il frutto del lavoro straordinario di un grande allenatore: Enzo Bearzot. Ricordato soprattutto come un bravissimo gestore di uomini e creatore di gruppi monolitici capaci di passare attraverso mille critiche e disposti a gettarsi nel fuoco per il loro allenatore, il “Vecio” è stato invece anche un ottimo tecnico. 

Gli aspetti tattici del suo calcio sono molteplici. Innanzitutto la capacità di mischiare stili diversi. Italianista nell’analisi ossessiva delle squadre avversarie che lo spinge ad affrontare trasferte impossibili per assistere dal vivo alle partite dei rivali. Moderno nella ricerca di giocatori duttili, in grado di ricoprire più ruoli possibili in un gioco che, all’epoca, era ancora il trionfo della specializzazione. Poi la zona mista, con la capacità di variare la marcatura individuale al controllo dello spazio.

Spagna ’82 è la sublimazione di un progetto iniziato da Fulvio Bernardini, il teorico dei “piedi buoni”, e proseguito dallo stesso Bearzot che, già dall’inizio della sua gestione, inizia a cercare il calciatore polivalente. In Argentina, nel ’78, le caratteristiche dei giocatori a disposizione permettono a quella Nazionale di sviluppare una manovra piacevole impreziosita dalle doti individuali dei singoli. In Spagna gli azzurri si esaltano quando hanno la possibilità di recuperare il pallone e ripartire. Il contropiede manovrato, diverso da un atteggiamento passivo basato sull’attesa e sul rilancio casuale, permette a quell’Italia di sfruttare al meglio le doti di polivalenza dei suoi calciatori. Bergomi e Scirea sono nell’area della Germania Ovest, nella finale di Madrid, nell’azione del due a zero. Così come Graziani passa buona parte della partita con il Brasile nella sua trequarti a curare le avanzate del laterale difensivo avversario Leandro. L’eccletismo permette agli azzurri di poter rendere al meglio in qualunque situazione di gioco. Tardelli può marcare il giocatore più importante degli avversari, come Keegan nella partita vinta con l’Inghilterra a Euro ’80, e segnare il gol-vittoria. Cabrini, dopo aver finito un’azione sulla fascia sinistra in fase offensiva, può evitare di farsi tutto il campo per recuperare la posizione perché un suo compagno è in grado di coprire, senza troppi problemi, la sua posizione.

Una situazione tattica permessa, anche, dalla cosiddetta zona mista. Non più un uomo contro uomo a tutto campo, ma tre-quattro marcature fisse con il resto della squadra a controllare lo spazio. Lo studio meticoloso degli avversari fa il resto. Contro l’Argentina Menotti prova a complicare i piani azzurri invertendo le posizioni di Diaz, spostato sulla destra, e Bertoni, piazzato al centro. Bearzot non fa una piega. Visto che l’obiettivo dell’avversario è quello di portare Collovati sulla fascia e Cabrini lontano dalla sua posizione, lascia i due difensori nella zona di competenza a scambiarsi la marcatura. Contro il Brasile, visto che il gioco di Telè Santana vive sulla palla in verticale per la sponda di Serginho per gli inserimenti dei fenomenali centrocampisti verdeoro, Bearzot chiede a Collovati, prima, e a Bergomi, poi, di cercare l’anticipo sul centravanti avversario in modo da trovare sbilanciato il reparto centrale brasiliano già proiettato verso la porta azzurra. Il gioco riesce anche grazie alle marcature scelte dal C.T.. Gentile, dopo aver fermato Maradona, si ripete su Zico, Oriali prende Eder, Cabrini tiene d’occhio Socrates quando si sposta nella sua zona, Tardelli e Antognoni si scambiano le marcature in mezzo al campo aiutati dai rientri di Conti a destra e Graziani a sinistra.

Ma il capolavoro arriva in finale. Antognoni è infortunato. Invece di sostituirlo con un pari ruolo, Bearzot decide di mandare in campo un marcatore in più, Bergomi. La scelta è dettata dal fatto che i tedeschi giocano senza un trequartista. ma con un’ala destra, Littbarski, abituata a muoversi per tutto il campo. Se il marcatore designato fosse Cabrini si correrebbe il rischio di lasciare libera la fascia destra dell’attacco avversario. Proprio la zona dove spinge Kaltz, il terzino d’attacco dei tedeschi. Con il piano di Bearzot, Cabrini resta al suo posto, Gentile va a marcare Littbarski con Collovati e Bergomi a occuparsi delle due punte Fischer e Rummenigge. Il tutto con un libero straordinario come Scirea, capace di capire al volo quando seguire il centrocampista avversario sfuggito al controllo dei compagni, quando raddoppiare la marcatura e quando inserirsi in avanti. Un gruppo fortissimo, insomma. Ma guidato da uno degli allenatori più brillanti e capaci della storia del calcio.  

I VOSTRI COMMENTI

barra73 - 08/07/12

Il 5 luglio dell'82 nella partita Italia vs Brasile,compivo 9 anni,che partita!!!...e che mondiale!!!LEGGENDARIO!!!

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totosindaco - 08/07/12

L'italia più forte,e più bella era quella di Beazort.Nulla togliendo alla squadra di Lippi, ma nel 1982 il mondiale era più bello...

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